«Non possono indebolire l’ospedale»

31 Gennaio 2016

Brucchi annuncia battaglia contro il piano della Regione che prevede la chiusura e il depoteziamento di reparti strategici

TERAMO. «Così non può essere». Il sindaco Maurizio Brucchi sobbalza sulla sedia quando il direttore generale della Asl Roberto Fagnano lo informa degli effetti che la riorganizzazione della rete ospedaliera, sulla base dei criteri dettati dal governo, produrrà a Teramo. Il Mazzin rischia di perdere interi reparti e più di tre unità operative saranno declassate da complesse a "semplici con valenza dipartimentale". E' il destino che attende radioterapia, neurochirurgia, gastroenterologia, medicina nucleare, malattie infettive e allergologia. Il sindaco aggiunge anche la chirurgia vascolare, oltre alla chirurgia toracica per la quale non sarà rinnovata la convenzione con l'università dell'Aquila. Le conseguenze sarebbero gravissime: il depotenziamento dei servizi ospedalieri inficerebbe la qualità delle prestazioni accentuando la mobilità passiva verso altre strutture.

«Non possiamo permettere che accada», avverte il sindaco, «farò la battaglia per la difesa della città e del nostro territorio». Brucchi ricorda che nel Teramano non esistono cliniche private: la sanità pubblica deve restare forte. «Il declassamento di qualche unità operativa non produrrà risparmi», osserva il primo cittadino, che è anche chirurgo al Mazzini, «non è questa la strada giusta». Ad aumentare l'amarezza del sindaco è la constatazione che i tagli imposti a Teramo andranno a vantaggio dell'Aquila. Nessuna delle due province, come del resto Pescara e Chieti, rientra infatti nel requisito minimo di almeno 600mila abitanti richiesto dal ministero della Salute per il mantenimento dei reparti. Gli standard si ottengono solo accorpando i territori. «Se però raggiungiamo insieme la popolazione necessaria», domanda Brucchi, «perché a rimetterci siamo solo noi?». Con il declassamento delle unità complesse, infatti, sparirebbero anche i primari d'eccellenza. «I migliori, quelli che fanno la differenza e portano pazienti», tiene a evidenziare Brucchi, «non verranno più a Teramo».

Un caso già aperto è quello del primario di radiologia Vincenzo Di Egidio, luminare nella sua specializzazione, che per effetto della riorganizzazione regionale potrebbe ritrasferirsi a Pescara. Lo svilimento del Mazzini, a detta di Brucchi, non sarebbe minimamente compensato dalla previsione, contenuta nel piano regionale, di far restare aperti gli altri tre ospedali provinciali. «Saranno presidi di base con una chirurgia, una medicina e i reparti principali», spiega, «ma non avremo più un punto di riferimento per tutto il territorio». Il sindaco non auspica la chiusura degli altri tre ospedali ma indica una strategia diversa per una Asl di confine, come la teramana, che già soffre di una elevata mobilità passiva. «L'ospedale di Teramo va potenziato per scongiurare la fuga dei pazienti», osserva, «bisogna fare scelte coraggiose: chiudere i reparti doppione o assumere personale». I parametri europei dicono che nella Asl teramana mancano 600 tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari. «Scontiamo un ritardo storico», spiega , «ma le assunzioni comportano tempi lunghi».

La soluzione che eviti il declassamento, invece, va individuata rapidamente. Per questo Brucchi si farà promotore di un incontro con i suoi omologhi degli altri tre capoluoghi. L'appuntamento era stato già ipotizzato nei giorni scorsi, quando i sindaci si sono incontrati all'Aquila per la presentazione del masterplan. «Questo problema lo pone il governo», fa rilevare, «ma a pagare non può essere solo l'Abruzzo». Brucchi chiederà ai colleghi di mettere da parte le "ragioni di campanile" per proporre un riassetto più equilibrato dei servizi sanitari. L'interessamento del governatore Luciano D'Alfonso è già stato sollecitato per telefono dal primo cittadino. «Il piano sarà illustrato ai direttori generali delle Asl», conclude, «ma anche i sindaci devono essere coinvolti nella decisione».

Gennaro Della Monica

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