«Non possono lasciarmi in mezzo alla strada»

Roseto, il titolare del cantiere nautico dichiarato abusivo protesta e sostiene di essere in regola
ROSETO. «Non è vero che sono abusivo, il Comune mi ha rilasciato la prima licenza già nel 1971». Non ci sta Giovanni Baroni, titolare dello storico cantiere nautico che si trova nella zona del porto turistico di Roseto a essere considerato un abusivo per quanto riguarda la posizione del capannone in cui svolge da quasi 50 anni la sua attività. Ma il Comune nella nota a firma del dirigente del settore competente Lorenzo Patacchini, parla chiaramente di «occupazione senza titolo di terreno appartenente al Demanio pubblico dello Stato». Nello stesso documento il Comune ordina a Baroni di liberare la struttura dal 25 novembre, in quanto da un precedente sopralluogo risulta che «le opere abusive non sono state demolite». In quella stessa data il Comune provvederà alla presa di possesso dei capannoni per poi procedere alla loro demolizione. «Questi sono dei regolari permessi, alcuni dei quali rilasciati dallo stesso Comune di Roseto», sbotta Baroni mostrando una serie di documenti, ormai quasi sbiaditi dal tempo,«ma gli attuali dirigenti comunali sostengono di non trovare più tale documentazione». La “condanna” per il cantiere rosetano risale al 2011, quando un progetto della Regione, prevedeva lo spostamento dell’argine fluviale che sarebbe dovuto passare proprio dove c’è il cantiere. Oggi ci sono altri progetti per quella zona, ma la sostanza per l’imprenditore rosetano non cambia: il suo cantiere deve essere demolito. «Questa situazione mi sta procurando danni enormi», protesta Baroni,«in quanto alcuni potenziali clienti mi chiedono per quanto tempo mi troveranno ancora qui: pertanto nuove commesse rischiano di non arrivare e potrei avere problemi anche per quelle in corso. Per non parlare del danno che mi arrecherebbe lo smantellamento del cantiere, al cui interno ho macchinari acquistati con tanti sacrifici: basti pensare che ho uno stampo che vale 700mila euro. Al momento il lavoro non manca, il che mi consente di pagare lo stipendio a cinque dipendenti, senza considerare l’indotto. Io chiedo solo di non essere buttato in mezzo alla strada, che il Comune mi conceda un’alternativa in modo che possa continuare a lavorare». Sulla vicenda ci sono due ricorsi in fase istruttoria al Tar e in Cassazione.
Federico Centola
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