«Nonno, eri il più grande del mondo»

Ai funerali di Di Sante il messaggio dei nipoti commuove i rappresentanti della finanza, dell’industria e delle istituzioni
TERAMO. L’Abruzzo di ieri e di oggi ha voluto tributare l’ultimo omaggio al Cavaliere. Un saluto commosso a Giandomenico Di Sante: nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a San Nicolò c’erano il mondo della finanza, della politica, dell’industria, accanto alla gente comune. Accanto a quella San Nicolò, la sua “patria” adottiva. Giandomenico Di Sante era infatti nato a Castellalto 80 anni fa ma a San Nicolò aveva il mobilificio e la sua abitazione. E il cimitero di San Nicolò ospiterà le sue spoglie mortali.
Un funerale corale. Perchè a parteciparvi sono state centinaia di persone, perchè a celebrarlo sono stati otto sacerdoti e due vescovi, quello di Teramo e Atri, Michele Seccia e quello di Termoli e Larino, Gianfranco De Luca, che è stato a lungo parroco di San Nicolò e amico fraterno di Di Sante.
Accanto all’altare una rappresentanza dei cavalieri del Santo Sepolcro, con Agostino Ballone, presente anche in qualità di presidente di Confindustria regionale. Di Sante, infatti, faceva parte anche dell’ordine equestre del Santo sepolcro di Gerusalemme. Accanto ai cavalieri, con tanto di mantello bianco e stemma con la croce, i bambini della scuola media di San Nicolò.
Impossibile elencare tutti coloro che hanno voluto dare l’addio a Di Sante. E’ stato presidente di 7 banche in 40 anni: c’erano il presidente della Bcc di Castiglione e Pianella Alfredo Savini e quello onorario della Bcc del Vomano Ercole Cordivari. Ma Di Sante è stato anche consigliere comunale e provinciale: c’erano i sindaci di Teramo, Canzano, Castellalto, Bellante e Roseto, oltre al presidente della Provincia Renzo Di Sabatino. C’erano anche i parlamentari Tommaso Ginoble e Paolo Tancredi, l’assessore regionale Dino Pepe e il rettore Luciano D’Amico, solo per citare alcuni. Infine la carica che ancora ricopriva, la presidenza della Camera di commercio: era presente tutto il direttivo. Così come i vertici della Confcommercio, anche il direttore regionale Celso Cioni.
In prima fila, ovviamente, la moglie Margherita e i tre figli Attilio, Tiziana e Marcello. Il primo ha letto una lettera di San Paolo apostolo, la seconda ha cantato il salmo e il terzo la preghiera dei fedeli. L’ennesimo modo per testimoniare vicinanza al padre e alla sua fede. Aspetto, questo, sottolineato anche da Seccia nell’omelia. «Il messaggio che ci lascia Giandomenico è appunto mettere Dio al centro. Ricordate il suo esempio: la semplicità, senza tante apparenze, con cui ha vissuto la sua fede. Ora si chiude la parentesi della sua vita terrena ma si apre quella della sua eredità che ci viene consegnata: la capacità di servizio, l’intraprendenza nel perseguire il bene comune».
Ma il momento più toccante è stato al termine della celebrazione, quando hanno preso la parola i nipoti. «Trovare le parole ci sembra quasi impossibile», hanno detto, «come si fa a racchiudere in poche righe una personalità come la tua? Noi possiamo confermarti che ci davi l’impressione di essere la persona più grande del mondo. Ricordiamo la solita frase che ci dicevi: “O giovincelli come sono fortunato ad avere voi” e ci baciavi sulla fronte. Ma noi ora ci rendiamo conto che eravamo noi i fortunati». E poi il ricordo di «quando tornavi a casa dal lavoro, impeccabile in giacca e cravatta, rigorosamente rossa, e ti sedevi con noi e giocavi. Sei stato un instancabile lavoratore, ma molto vicino alla famiglia».
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