Nuova banca per il territorio: «Più del marchio serve sostanza»

Lanciotti (Cna): «Necessari impieghi e sostegni a economia, turismo e sport, come faceva la Tercas» Il direttore indica la strategia: «Non si possono tagliare filiali e personale, sarebbe un controsenso»
TERAMO. Investimenti e presenza sul territorio. Per Gloriano Lanciotti, direttore della Cna, il sostegno al sistema produttivo teramano attraverso una banca locale di riferimento non può prescindere da questi due cardini. Il «ritorno al passato», secondo lui, non è tanto legato al recupero dello storico marchio Tercas come simbolo, quanto alla opportunità di ricreare quelle condizioni che hanno portato, negli anni d’oro, l’ex Cassa di risparmio a essere una degli architravi della struttura produttiva locale. «Servono impieghi e sostegni all’economia, ma anche al turismo e allo sport», sintetizza il direttore della Cna.
BANCA DEL TERRITORIO
Lanciotti, che ha anche recenti trascorsi alla guida della Camera di commercio, interviene così nel dibattito aperto dal sindaco Gianguido D’Alberto sull’esigenza di cogliere la riorganizzazione della Popolare di Bari come opportunità per ridare efficacia al modello di «banca del territorio». La prospettiva indica dal primo cittadino, da sottoporre al Medio credito centrale, che ha assunto il controllo dell’istituto barese arrivato a Teramo e in Abruzzo dopo il crack Tercas-Caripe, va oltre la semplice rivitalizzazione delle storiche insegne dell’ex Cassa di risparmio, ma pone come obiettivo la riattivazione di un sistema creditizio adeguato alle esigenze e ai numeri del territorio.
cosa serve alla provincia
Su questo la visione di Lanciotti coincide con quella di D’Alberto. «L’intervento del Medio credito centrale deve creare le condizioni per cui si torni a fare quello che prima faceva Tercas», chiarisce il direttore della Cna, «in una provincia che, nonostante tutto, resta la più industrializzata del Centro sud e ragionando comunque su base regionale». Il Teramano, tiene a precisare Lanciotti, è l’area che «pesa di più in termini di raccolta e impieghi», per cui anche se «in un orizzonte più vasto» serve una banca che «abbia la propria governance sul territorio e torni a supportare le piccole aziende che costituiscono la stragrande maggioranza delle 40mila imprese tutt’ora operanti nella nostra realtà». Per arrivare a questo risultato però è necessaria una strategia di presenza territoriale. «Non si possono chiudere filiali e tagliare il personale in modo indiscriminato», fa notare il direttore della confederazione degli artigiani, «perché altrimenti l’effetto sarebbe contrario».
IL RUOLO CHIAVE DELLE BCC
Lanciotti sottolinea, inoltre, che in provincia «dal 2014 è andata persa una consistente quota di mercato, anche se il sistema delle Banche di credito cooperativo ha compensato la dispersione degli istituti più grandi, restando al fianco delle piccole imprese ed evitando problemi ancora più seri». In questo contesto, secondo Lanciotti, non suona contraddittorio il fatto che le imprese teramane siano quelle che meno hanno sfruttato il microcredito attivato da Abruzzo sviluppo. «Si tratta di una misura più idonea a realtà piccolissime che hanno difficoltà di approccio al sistema bancario», conclude, «qui serve un’iniezione di liquidità che faccia ripartire l’economia».
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