Nuova giunta in pochi giorni Si va verso l’allargamento a nove

Il sindaco annuncia «tempi stretti», rivendica «piena autonomia nelle scelte» e avverte gli alleati: «Niente più personalismi». Saranno date deleghe anche ai consiglieri per coinvolgere tutti i gruppi
TERAMO. Tempi stretti e piena autonomia decisionale. Il sindaco Gianguido D’Alberto fissa questi paletti nel percorso verso l’allargamento della maggioranza e la ricomposizione della giunta appena azzerata.
«Non è una crisi», premette il primo cittadino, «i numeri non sono mai mancati». Lo scenario è un altro, quello descritto da D’Alberto nella lettera-appello per l’avvio di un “nuovo corso” del progetto che lo ha portato alla guida della città. «Non si tratta di un dato quantitativo», ribadisce chiarendo la prospettiva di accordo con i gruppi civici eletti in quota opposizione e rappresentati da Giovanni Cavallari, Mauro Di Dalmazio e Graziano Ciapanna, «ma di arricchire con ulteriori esperienze e competenze l’iniziativa avviata». Le sensibilità delle liste direttamente chiamate in causa, sebbene avversarie durante la campagna elettorale di un anno e mezzo fa, non sono così distanti dai principi che animano la coalizione che ha vinto con D’Alberto. «Abbiamo tanti punti in comune», fa notare il primo cittadino, «uno su tutti la rottura netta con il sistema di gestione precedente e poi l’apertura verso il civismo e l’associazionismo». L’azzeramento della giunta, dunque, «non è funzionale alla ricostituzione di una compagine amministrativa, ma ad affrontare in modo sereno questa fase».
C’è però un altro significato che il sindaco non nasconde. «La palla passa a chi decide, ha vinto le elezioni», afferma riferendosi a se stesso, «e ha l’onere e l’onore di guidare il futuro della città». D’Alberto sentirà vecchi e nuovi alleati ma il tutto «si svolgerà in modo serio, senza passerelle». Le consultazioni, già prospettate per la serata di ieri, saranno rapide. «Entro la prossima settimana ricostruirò la giunta», annuncia D’Alberto che nel prossimo consiglio deliberativo, fissato per l’11 febbraio, intende presentarsi in aula con squadra rinnovata e progetto politico-amministrativo ridefinito. «Ogni decisione, che sarà presa in piena autonomia», rimarca, «sarà finalizzata ad amministrare bene».
Al centro resterà il progetto che gli alleati dovranno condividere e contribuire ad attuare. «Non tollererò più personalismi e individualismi», scandisce il primo cittadino, che mette al bando così le prese di posizione autonome dei singoli componenti della coalizione. Il riassetto coinvolgerà anche la «riorganizzazione della gestione tra giunta e consiglio, con il coinvolgimento proficuo di tutti i gruppi». D’Alberto, in pratica, attribuirà deleghe specifiche ai consiglieri, che così saranno chiamati ad affiancare gli assessori, ma annuncia anche la «sistemazione della struttura amministrativa, che comunque va avanti speditamente». In ballo c’è quindi la riorganizzazione di settori e uffici, ma il sindaco tiene a precisare che nulla di tutto questo ha pregiudicato o interferirà con l’operatività dell’ente. D’Alberto cita in particolare le delibere approvate di recente su gestione dei parcheggi a pagamento e regolarizzazione della Team e dei servizi che gestisce per dimostrare che «non c’è stata alcuna ripercussione sull’attività amministrativa».
L’appello per l’allargamento della maggioranza, insomma, «non è una richiesta di soccorso» ma sottende un’ambizione. «Un obiettivo alto e altro», lo definisce il sindaco, «che renda Teramo più forte». Il suo pensiero va oltre il livello comunale. «La debolezza che stiamo riscontrando ad altri livelli», rileva D’Alberto, che cita i casi della Camera di commercio e della Popolare di Bari, «dimostrano la scarsa rappresentanza istituzionale a difesa della città». I conti, però, vanno fatti prima in casa a cominciare dalla riformulazione della giunta. «Il numero degli assessori sarà funzionale al progetto», conclude, «siamo stati attenti all’inizio a tenerli bassi perché c’era ancora una consistente anticipazione di cassa, ma la situazione economica è diversa adesso». In giunta, s’intuisce, i posti potrebbero dunque passare da sette a nove.
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