Nuove dipendenze in città, si assumono più droghe insieme
Psicologo e sociologo incontrano i giovani all’Arci «Sei giocatori d’azzardo su dieci riescono a guarire»
TERAMO. L'informazione ai ragazzi sulle droghe approda nei luoghi frequentati dai giovani: venerdì pomeriggio al circolo Arci l'Officina si è tenuto un incontro sul fenomeno delle vecchie e nuove dipendenze con lo psicologo Marcello Marcellini e il sociologo Emidio Cirilli. I due professionisti (in servizio nei Sert di Teramo e Giulianova, ma intervenuti a titolo personale), spaziando dalla musica alla letteratura, hanno spiegato alla giovane platea come sia cambiato negli ultimi vent'anni il concetto di dipendenza, da sintomo di disagio sociale a vera e propria malattia.
«Non è un caso che i Sert si siano trasformati da servizi per le tossicodipendenze a servizi per le dipendenze patologiche», hanno detto, sottolineando come il concetto di dipendenza non sia più riferito solo al consumo di sostanze stupefacenti illegali, ma abbracci un mondo variegato che include sostanze legali (come tabacco e alcol) e, sempre più, dipendenze comportamentali che vanno dalla ludopatia all'uso smodato della tecnologia alle relazioni sessuo-affettive malate. Marcellini ha ricordato come per il fenomeno del gioco d'azzardo Teramo abbia il triste primato di essere la terza città d'Italia dove si gioca di più. E la patologia è rientrata proprio di recente nei Lea, i nuovi livelli essenziali di assistenza garantiti dal servizio sanitario nazionale. A cambiare tuttavia non è solo il vocabolario delle dipendenze ma anche la tipologia di consumatori e le modalità di assunzione. «Oggi sono appetibili le droghe performanti, perché ci troviamo dentro una società della dismisura, e non esiste più l'eroinomane puro. In quest'ultimo caso si parla di poli-assunzione: le nuove generazioni assumono eroina insieme ad altre droghe», hanno detto i due specialisti.
Sul ruolo dei servizi pubblici per la prevenzione è emerso come le risorse sul territorio siano limitate e come spesso il fenomeno venga trattato solo in contesti terapeutici. «Bisognerebbe invece creare opportunità di dialogo e di reinserimento sociale che passi attraverso l'organizzazione di momenti ricreativi, culturali o sportivi». In provincia tuttavia non mancano buone pratiche, che pur intercettando un'utenza diversa, partono dal presupposto comune di esperimento dal basso. Ne sono l'esempio i gruppi di mutuo aiuto creati per la ludopatia al Sert di Teramo e per gli alcolisti nel centro di Giulianova. «Non c'è il "potere" del medico, ma si affronta il cambiamento in comunione». E i risultati sembrano essere incoraggianti: «Sei giocatori d'azzardo su dieci riescono ad uscire dalla patologia», ha concluso Marcellini.
Emanuela Michini
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