Nuove indagini per il tunisino ucciso
Alba, la procura chiede una proroga: nell’inchiesta sono indagati due carabinieri
ALBA ADRIATICA. Altri sei mesi d’indagine per l’inchiesta aperta dalla procura sull’omicidio del tunisino Akim Hadyl ucciso da un colpo di pistola esploso da un militare durante un’operazione antidroga in un appartamento di Alba.
Il pm Davide Rosati, che ha chiesto ed ottenuto la proroga, in questa fase di indagini preliminari contesta il reato di omicidio preterintenzionale sia al brigadiere che ha sparato sia, in concorso, all’appuntato che in quel momento era con lui (entrambi i carabinieri sono assistiti dall’avvocato Gabriele Rapali). Il fratello della vittima, presente nell’appartamento e fuggito subito dopo i fatti, qualche mese fa è stato arrestato a Napoli per spaccio.
Nei giorni scorsi è comparso davanti al gip Giovanni de Rensis per l’incidente probatorio chiesto dal pm Rosati per cristallizzare la sua testimonianza. L’uomo ha detto che lui e il fratello non hanno aperto la porta perchè dall’altra parte nessuno si è qualificato e che ad un certo punto ha sentito urlare «Aprite o spariamo». Ha detto che nell’appartamento non c’era droga e che non c’erano altre persone oltre lui e il fratello. Secondo la procura, invece, in quell’alloggio al momento del fatto non c’erano solo i fratelli Hayyl , ma anche due giovani donne che molto probabilmente avrebbero dovuto acquistare delle dosi di eroina di quei 150 grammi di sostanza stupefacente che, sempre secondo la ricostruzione della procura, uno dei fratelli avrebbe buttato dalla finestra nel giardino sottostante (droga poi recuperata dai militari e per il cui possesso l’uomo è stato condannato al termine di un rito abbreviato). La tragedia si consumò nel dicembre dell’anno scorso all'interno di un palazzone sul lungomare Marconi.
A fare irruzione nell’alloggio due militari in borghese, così come in tutte le operazioni di questo tipo, con una pattuglia del nucleo radiomobile in appoggio all’esterno e pronta ad intervenire per ogni evenienza.
Da una prima ricostruzione il tunisino alla vista dei militari avrebbe cercato di spingerli indietro maneggiando un grosso coltello da cucina. E solo a quel punto dalla pistola del brigadiere sarebbe partito il colpo mortale. E nei giorni scorsi una prima consulenza è stata rimessa in procura dal perito balistico Paride Minervini, lo stesso del caso del tifoso Sandri ucciso da un colpo di pistola partito dall’arma di un poliziotto.(d.p.)
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