Nuove scuole, rispunta il progetto San Giuseppe

È l’idea del sindaco per rimpiazzare gli edifici inagibili, intanto risultano lesionati anche il palazzo della Provincia in via Milli e gli uffici comunali in piazza Martiri
TERAMO. Il terremoto che ha colpito Teramo come mai prima imporrà alla politica locale decisioni drastiche sul riutilizzo degli edifici pubblici del centro resi inagibili (in tutto o in parte) dalle scosse e, di conseguenza, sulla stessa vocazione del cuore della città. Intanto la cronaca dice che la conta dei danni è lungi dall’essere conclusa: l’esito ufficiale dei controlli svolti in questi guiorni dalla Protezione civile ancora non c’è, ma il palazzo della Provincia in via Milli sarebbe risultato “C” mentre gli uffici comunali di piazza Martiri della Libertà sono stati classificati “B”. Ovvero, per continuare ad utilizzare entrambe le strutture ci sarà bisogno di costosi lavori.
Una cosa il sindaco Maurizio Brucchi sente di poterla affermare fin d’ora: «Le vecchie scuole risultate inagibili, la Savini e la San Giuseppe in centro e quella di via Tevere in periferia, per me non saranno mai più scuole. Si deve ragionare sulla valorizzazione di quel patrimonio, vanno messe in vendita per trovare risorse da investire in un nuovo polo scolastico». Questo polo scolastico, però, non potrà essere unico. «A Teramo abbiamo 11mila studenti», continua Brucchi, «di poli ce ne vorranno due o tre, se non quattro». Ma questo non esclude dal discorso il centro storico. «Un polo in centro si può fare», dice il sindaco, «riprendendo il progetto dell’area San Giuseppe tramontato una decina d’anni fa». Si tratta dell’area verde sulla sponda del Tordino sotto la circonvallazione Spalato all’altezza del vecchio stadio. A voler essere pignoli siamo fuori dalle mura, ma di fatto è pieno centro. Altri poli sorgerebbero in zona stazione, uno dov’è l’attuale media D’Alessandro («C’è già un progetto al ministero») e uno tra la Molinari e la San Berardo. In generale, chiosa Brucchi, «la parola d’ordine è ripensare tutta l’urbanistica scolastica, è obbligatorio».
Intanto il terremoto ha già spostato i soldi – 250mila euro – destinati al miglioramento sismico dell’edificio di via Tevere che ospitava la scuola dell’infanzia Arcobaleno (classificato “E” e destinato a finire in vendita) ad opere di adeguamento della primaria Risorgimento, che così avrà a disposizione 500mila euro. E intanto il Comune si trova a dover spostare nella ex sede della Banca d’Italia in via Carducci non solo gli uffici del palazzo dichiarato inagibile di piazza Orsini (sindaco, bilancio, Urp, segreteria generale) ma anche quelli di piazza Martiri (tra gli altri urbanistica, lavori pubblici e istruzione) classificati “B” e per i quali saranno necessari dei lavori. «Ma per le sedi istituzionali», chiarisce il sindaco, «il discorso è diverso rispetto alle scuole, le sedi istituzionali devono restare in centro».
Infine, un trasloco – sia pure di pochi metri – ha interessato ieri la storica farmacia Crocetti, che dalla sede sotto il loggiato del municipio si è spostata nella sanitaria di piazza Orsini, appena oltre l’arco del palazzo di città.
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