Nuovi “furbetti” del terremoto: chiesto il processo per 6 teramani

27 Aprile 2022

Sono accusati di aver percepito l’indennità di autonoma sistemazione senza averne i requisiti Resta sotto sequestro la somma di 60mila euro dei contributi ottenuti, la parola ora passa al giudice 

TERAMO. I “furbetti” del terremoto continuano a scandire le cronache giudiziarie del post sisma. Perché resta la sistematica ed illecita elusione delle regole a legare le tante inchieste della magistratura, molte tra l’altro già chiuse con patteggiamenti definiti davanti al tribunale.
A chiusura di una prima voluminosa tranche di fascicoli, la Procura teramana (pm Davide Rosati) ha chiesto il rinvio a giudizio di sei persone accusate di aver percepito il contributo dell’autonoma sistemazione dopo aver presentato false attestazioni. Tutti sono accusati di indebita percezione di erogazioni a danni dello Stato. Ovvero, secondo l’accusa, lo avrebbero ottenuto senza averne i requisiti.
Alcuni, in particolare, avrebbero fatto risultare di avere la residenza nella casa lesionata quando invece vivevano altrove. Ora l’ultima parola spetta al gup.
Gli ultimi casi finiti riguardano Teramo e Bisenti e in questi ultimi casi, all’epoca dei fatti, la Procura aveva chiesto ed ottenuto un sequestro preventivo di 60mila euro. Il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili.
Il post sisma continua ad essere attentamente monitorato negli uffici giudiziari con accertamenti continui perché L’Aquila ha insegnato. E la chiave di volta investigativa è un metodo ormai collaudato proprio dal sisma del capoluogo regionale: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito.(d.p.)
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