Nuovi schiavi migranti reclutati sui social

Fermati madre e figlio: obbligo di dimora per lei e domiciliari per lui. Marocchini in una roulotte per 500 euro al mese
TERAMO. I nuovi schiavi si reclutano sui social al costo di una doccia a settimana, una roulotte rovente d’estate e gelida d’inverno, senz’acqua e senza corrente elettrica. Perché il caporalato non fa sconti ai territori: è ovunque in questo Paese in cui la storia si ripete nei campi di pomodori del Sud Italia, nelle aziende agricole di Latina finite alla ribalta della cronaca internazionale per la morte del bracciante indiano abbandonato dopo aver perso un braccio in un incidente sul lavoro, nel Teramano dove mamma e figlio sono stati fermati con l’accusa di aver sfruttato due cittadini marocchini che per 500 euro al mese e l’alloggio in una roulotte dovevano occuparsi degli animali di una stalla lavorando giorno e notte. L’uomo di 25 anni, amministratore di fatto dell’azienda agricola che si trova a Sant’Atto, è agli arresti domiciliari, la donna ha il divieto di dimora. Le ipotesi di reato contestate ad entrambi, tutte da dimostrare nel corso del procedimento giudiziario, sono intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro con violazione dei contratti nazionali e delle norme sulla sicurezza del lavoro. Uno dei due cittadini marocchini è scappato, l’altro, un 34enne in Italia dall’anno scorso, è in una comunità protetta. È stato lui a far scattare le indagini dei carabinieri del Nil, il nucleo ispettorato del lavoro, quando a maggio si è presentato negli uffici dell’ispettorato per raccontare e denunciare con i militari che hanno subito fatto scattare gli accertamenti approdati sul tavolo del pm Francesca Zani che ha chiesto e ottenuto provvedimenti dal gip Roberto Veneziano.
L’ARRIVO IN ITALIA
A PIEDI DALLA BULGARIA
Ha raccontato la sua vita da clandestino arrivato in Italia dalla Turchia attraverso le rotte balcaniche dopo aver camminato per settimane a piedi dalla Bulgaria e aver pagato i trafficanti di essere umani. Debito ancora da saldare attraverso i genitori rimasti in Marocco e a cui avrebbe dovuto mandare i soldi fin qui guadagnati, circa 2.500 euro che il bracciante aveva nascosto in una scatola sotto terra vicino alla roulotte.
DODICI ORE AL GIORNO
SENZA RIPOSO
Ai carabinieri l’uomo ha detto di aver risposto a un annuncio su Facebook in cui l’azienda agricola teramana offriva salario, vitto e alloggio per occuparsi della gestione degli animali di una stalla di giorno e per fare da guardiano alla stalla di notte. Nel giugno dell’anno scorso è arrivato a Teramo e da allora, da clandestino, ha vissuto nella roulotte vicino alla stalla, senz’acqua e senza luce, in prossimità di una concimaia. Per mesi da solo, nell’ultimo periodo con un connazionale che successivamente è scappato. «Per lavarmi», ha raccontato, «dovevo usare l’acqua della stalla e una volta a settimana potevo fare la doccia nell’abitazione del titolare. I pasti li preparava la mamma e io li andavo a prendere». Sette giorni a settimana, 12 ore al giorno, niente riposo.
UN TAGLIO ALLA GAMBA
MA NIENTE MEDICO
Ha raccontato che una volta si è fatto male a un polpaccio, ma che il datore di lavoro gli ha detto che non poteva andare dal medico visto che era clandestino e quindi di disinfettarsi con la tintura di iodo. È andata avanti così per mesi fino a quando nei primi mesi di quest’anno anche le 500 euro al mese non sono più arrivate. L’uomo ha protestato, ha chiesto spiegazioni e per due giorni ha deciso di non occuparsi degli animali: «A questo punto lui mi ha detto che le forze dell’ordine sapevano della mia presenza e sapevano che ero irregolare e che lui da un momento all’altro avrebbe potuto farmi rimpatriare. Mi ha detto che dovevo lavorare senza chiedere soldi» ha raccontato il marocchino nella denuncia». Ora il migrante si trova in una comunità protetta e molto probabilmente nei prossimi giorni sarà sentito nel corso di un incidente probatorio che servirà proprio per cristallizzare il suo racconto. Per lui, uno dei tanti disperati arrivati in Italia con la promessa di un lavoro e di una vita diversa, la possibilità di avere un permesso di soggiorno visto che la normativa prevede proprio la concessione alle vittime di particolare sfruttamento lavorativo (articoli 22 c 12 quater e quinquies del testo unico sull’immigrazione).
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