Nuovo cineteatro, la gestione non sarà soltanto del Comune

Il sindaco D’Alberto: «La vogliamo aperta a più enti e istituzioni ma anche alle associazioni culturali» Va studiata la forma giuridica migliore, le ipotesi più probabili sono un consorzio o una fondazione
TERAMO. Una gestione aperta a enti, istituzioni, associazioni e operatori della cultura con il Comune in un ruolo centrale: così il sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto immagina il futuro del nuovo cineteatro comunale. Ora che, come anticipato ieri dal Centro, è stato aggiudicato l'appalto da 7,3 milioni di euro alla ditta Cingoli, il ragionamento sul modello gestionale della nuova infrastruttura culturale si fa attuale e urgente. L'intervento dovrà essere terminato entro il 2026 (limite imposto dal Pnrr che finanzia l'opera) e il Comune dovrà arrivare pronto per utilizzare sin da subito uno spazio riqualificato e adeguato alle esigenze di un vero teatro e di una città capoluogo.
D'Alberto esclude una gestione esclusiva da parte di un unico soggetto, pubblico o privato che sia, non solo per ragioni economiche: «Quello che nascerà sarà un luogo aperto, pensato per dialogare con la città e le realtà culturali che la animano: lo spostamento dell'ingresso su corso San Giorgio ne è la dimostrazione pratica. L'edificio avrà diversi spazi che permetteranno di andare oltre rispetto a quello che un teatro normalmente fa: ci saranno sale prove, laboratori, aree dedicate agli attori culturali del territorio. Un luogo operativo h 24, partecipato, vivo: un hub culturale della città e della provincia. Alla luce di questo», spiega il sindaco, «la gestione non può che essere a sua volta aperta a enti e istituzioni che dalla Provincia alla Regione vogliano collaborare nella crescita del territorio. Ma anche a fondazioni e associazioni, a partire da quelle che, come Acs e Riccitelli, operano da tempo in modo straordinario in città». D'Alberto ha avviato già le prime interlocuzioni con potenziali partner del progetto di gestione. Una gestione che, sotto il profilo giuridico, dovrà trovare una sua forma ben precisa: un consorzio o una fondazione sembrano le ipotesi più percorribili. «Studieremo la soluzione migliore, ferma restando la centralità di Teramo città capoluogo. Il percorso è avviato e benché questa visione di gestione sia più complessa di altre, la ritengo la più giusta. È un modo di pensare in grande, ma è cucito addosso a ciò che il teatro e Teramo dovranno essere», conclude D'Alberto, che nel futuro del nuovo edificio immagina, anzi lo ha già formalmente proposto, anche la sede operativa dell'Abruzzo film commission in dialogo con gli spazi della biblioteca Delfico che potrebbe accoglierne gli uffici.
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