Nuovo ospedale, 34 milioni in meno

Ridotti da 115 a 81,6. Ma il ministro della Salute conferma l’intervento negli stanziamenti della presidenza del Consiglio
TERAMO. Il nuovo ospedale di Teramo è salvo, almeno per il momento. Ma l’entità dei fondi che il governo prevede di stanziare è scesa drasticamente.
Il ministero della Salute ha individuato le priorità per quanto riguarda l’edilizia sanitaria. Sono state create due liste, sempre finanziate con i fondi attribuiti alla presidenza del Consiglio. La prima lista è quella più cospicua: prevede interventi per 287 milioni circa, disposti dalla legge di bilancio 2017. E l’ospedale di Teramo non c’è: in compenso ce ne sono quattro nel Lazio e il centro neuroloesi di Messina. E’ presente però nella seconda lista, disposta per l’anno successivo, con il rifinanziamento del maxi fondo. Anche in questo caso l’importo totale è molto elevato: 350 milioni. Su questo c’è però minor certezza, che trapela anche nella nota di accompagnamento al testo inviato alle Regioni – sia la prima che la seconda lista vanno discusse nella conferenza Stato-Regioni – infatti si parla di «interventi che questo ministero intende proporre all’esito della procedura di approvazione dei relativi provvedimenti». Comunque sia, oltre all’ospedale di Cesena, per cui sono previsti 156 milioni di euro, c’è quello di Teramo, con 81,6 milioni.
Per il momento, comunque, il finanziamento è parzialmente salvo. Parzialmente perchè i fondi previsti originariamente, dal precedente governo, ammontavano a 115 milioni di euro. «Possiamo essere soddisfatti del fatto che il lungo e complesso percorso per arrivare al vero e proprio finanziamento sia confermato», commenta il direttore generale della Asl, Roberto Fagnano, «questo significa che c’è una grande attenzione a livello nazionale sulla costruzione del nuovo ospedale a Teramo. Diciamo che siamo ancora in corsa». Certamente sarebbe stato più sicuro figurare nel primo elenco, quello con i presidi laziali e di Messina. Anche perchè nella maggioranza giallo-verde girano voci secondo cui le risorse del secondo elenco potrebbero essere usate per altri scopi.
Forse la scelta del ministro della Salute Giulia Grillo di mantenere nella seconda lista si basa sullo spinoso nodo del rischio sismico del Mazzini. Per un ospedale che è in zona sismica 2, dove secondo la Protezione civile «forti terremoti sono possibili», è un rischio avere degli edifici che hanno indici vicini allo zero. Gli indici di resistenza, nei casi migliori, non vanno oltre lo 0,3 nella scala di valori che identifica con 1 il valore massimo di antisismicità. Il risultato “migliore” è dell’ex sanatorio alle spalle del Mazzini, che si attesta allo 0,34. I due blocchi dell’ospedale invece stanno peggio: 0,095 del primo lotto e 0,073 del secondo lotto. Indici di sicurezza del tutto insufficienti per le tre strutture costruite nel 1925 (l’ex sanatorio), nel 1969 (il primo lotto) e nel 1982 (il secondo). Non che gli altri tre ospedali della provincia siano messi meglio, ma sono tutti in zona 3, «con pericolosità sismica medio-bassa, soggetta a scuotimenti modesti».
Secondo uno studio della Asl arrivare a un miglioramento sismico del Mazzini – che sarebbe tecnicamente molto complesso – costerebbe almeno 25 milioni di euro. Senza però avere una struttura ottimale per ila ripartizione degli spazi e servizi, dal punto di vista energetico e per la sicurezza antincendio.
Di ospedale nuovo a Teramo si è cominciato a parlare concretamente nel 2015, quando si discuteva se si dovesse realizzare un ospedale provinciale unico per acuti – in realtà insieme a quello di Sant’Omero – poi divenuto “ospedale nuovo” dopo la levata di scudi per gli altri presidi della provincia. Superato in parte questo ostacolo, la discussione si è spostata su dove realizzarlo. Se prima con l’ospedale unico si pensava a una posizione baricentrica come Mosciano, poi la posizione scelta è stata Teramo. E anche il consiglio comunale dell’era Brucchi si pronunciò a favore, era luglio 2017. Fra i siti individuati venne ritenuto migliore quello lungo la Teramo-mare a Piano d’Accio, dopo la stazione di servizio Terrabianca. Da allora è passato più di un anno.
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