Nuovo ospedale, offerte da tre gruppi

10 Dicembre 2019

Di Giosia: «Difendiamo i nostri reparti e pensiamo a un presidio moderno. Non possiamo rischiare di perdere 82 milioni»

TERAMO. Un ospedale pieno di contenuti, e quindi di professionalità e specialistiche, ma anche un ospedale che offra strutture adeguate a prestazioni sempre più avanzate tecnologicamente. Il direttore generale facente funzione della Asl, Maurizio Di Giosia, prende spunto dalla recente polemica con l’Anaao dell’Aquila, che fra l’altro, ha criticato la Regione per aver assegnato a Teramo una unità operativa complessa di neurochirurgia, per illustrare le direttrici su cui si muoverà la propria azione.
«La Asl di Teramo non è disposta a privarsi delle specialità storiche che l’hanno fatta diventare punto di riferimento regionale. Lotteremo con tutti i mezzi, a prescindere dai campanilismi, ma conserveremo le nostre professionalità. Non cederemo ad altri quello che ha reso la nostra azienda punto di rifermento regionale ed extraregionale. Bene ha fatto la Regione nella decisione sulla Neurochirurgia: la nostra è stata una delle prime ad essere struttura complessa e desideriamo che venga mantenuta tale». Di Giosia ricorda che questo reparto, Neurologia e Radiologia interventistica, costituiscono i perni del percorso della “stroke unit”, cioè per il trattamento dell’ictus.
Un discorso, quello delle professionalità, strettamente legato al nuovo ospedale. Determinante, fa notare il direttore generale, proprio per la posizione di Teramo, ai confini con le Marche. Quindi nella posizione di attrarre malati dall’altra regione. Ma, vista la possibilità che venga realizzato un moderno super-ospedale fra Ascoli e San Benedetto, anche nella posizione di dover evitare flussi in senso contrario. E il potenziamento dell’offerta sanitaria passa, ad esempio, attraverso le nuove tecnologie che il vecchio Mazzini non può supportare. «A prescindere come si faccia e dove, è imprescindibile dotarci di un ospedale adeguato al futuro», riprende Di Giosia, «aspettiamo ovviamente che vengano date indicazioni in merito. Per quanto ci riguarda analizzeremo tutti i progetti che arriveranno, troveremo quello più idoneo perché il nuovo ospedale sia competitivo e attrattivo, con standard quali-quantitativi, ambientali, impiantistici e tecnologici, in grado di garantire alti livelli di prestazioni in relazione a comfort alberghiero, sicurezza e funzionalità».
Il finanziamento da 82 milioni messo a disposizione dal ministero, ovviamente, non è sufficiente e la strada più probabile è quella del project financing. Grandi imprese edili del Nord si sono già fatte avanti. La proposta di Pizzarotti è sfumata. «Ci sono contatti con grossi gruppi, tre-quattro, che chiedono incontri per avere incontri per informazioni», conferma Di Giosia, «noi parliamo con tutti, in attesa che ci presentino proposte di project. Il 2020 dovrà essere un anno di svolta: stanno arrivando i soldi e dobbiamo pronti a impiegarli, sennò tornano indietro. E di questi tempi passa solo una volta il treno che porta 82 milioni».
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