Nuovo sequestro per il lido Arlecchino

Rimessi i sigilli dopo che la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura. La motivazione: «Concessione inesistente»
GIULIANOVA. Arriva un nuovo sequestro per lo stabilimento balneare Arlecchino, storico chalet ubicato all’inizio del lungomare monumentale all’altezza dell’ingresso del molo nord da tempo al centro di un’inchiesta per occupazione abusiva del suolo demaniale. Ieri mattina militari della guardia costiera in forza alla locale Capitaneria di porto hanno apposto i sigilli allo stabilimento balneare su disposizione della Procura della Repubblica di Teramo. Il nuovo sequestro, che fa seguito a quello eseguito il 3 settembre del 2019, è stato disposto sulla scorta di una ordinanza emanata dal tribunale del Riesame con cui, a seguito di rinvio da parte della Corte di Cassazione, è stata rigettata l’impugnazione proposta dalla proprietà dello chalet Arlecchino tesa a contrastare il provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Gip del tribunale di Teramo ed eseguito appunto nel settembre del 2019.
Il provvedimento eseguito ieri scaturisce dal provvedimento con il quale nello scorso mese di ottobre la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Teramo, che venne presentato dal pm Davide Rosati dopo che il Tribunale del Riesame, pochi giorni dopo la decisione del Gip, ordinò il dissequestro dello stabilimento balneare. Secondo i giudici del Riesame, diversamente da quanto ritenuto dalla Procura, non ci sarebbe stata nessuna occupazione abusiva del suolo demaniale da parte dell’Arlecchino in quanto la concessione era valida giacchè prorogata nei termini. Di diverso avviso la Procura, che ha continuato a tenere nel tempo il medesimo atteggiamento e convinzione. Da qui il ricorso in Cassazione. I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso del pm Rosati sancendo che la concessione demaniale rilasciata alla società Arlecchino Sas, con scadenza 31 dicembre 2007, non potendo essere prorogata automaticamente per effetto dell’immediata applicazione nell’ordinamento interno della cosiddetta “Direttiva Bolkestein”, era da considerare come «non esistente». I giudici della Suprema Corte hanno ribadito che non essendo più in essere la concessione originaria per l’entrata in vigore di una nuova normativa, non poteva aver luogo nessuna azione di rinnovo. Da qui l’annullamento dell’ordinanza del Tribunale di Teramo, invitato a procedere ad un nuovo esame con l’adeguamento ai principi fissati.
Il comandante della Capitaneria di porto di Giulianova Daniela Sutera così commenta il sequestro di ieri: «Tale evento, che sicuramente farà scuola per analoghe vicende, è testimonianza dell’importante ruolo che ricopre la guardia costiera nell’impegnativa attività di controllo sul demanio marittimo».
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