Oltre 200 le chiese inutilizzabili, partiti i lavori per riaprirle

Il vescovo fa il punto: «Se la burocrazia non sarà eccessiva potremo sistemarne la metà in tempi ragionevoli»
TERAMO. Tra sisma e maltempo sono circa 200 le chiese chiuse al culto nella diocesi di Teramo-Atri, di cui una parte dichiarata completamente inagibile. Il caso più eclatante è costituito dai territori di Montorio, Isola e Campli dove non sono presenti edifici religiosi agibili – anche se gli isolani per il momento possono seguire le funzioni nel vicino santuario di San Gabriele, mentre a Campli gli abitanti utilizzano Santa Maria degli Angeli come soluzione temporanea. A spiegarlo è il vescovo Michele Seccia, che sottolinea come di fronte a segnali di movimento e alla comparsa di lesioni, grandi o piccole, sia stata utilizzata la massima cautela a tutela dell'incolumità pubblica.
«Con il verificarsi a più riprese di forti scosse il 24 agosto, il 30 ottobre e il 18 gennaio», ha detto il vescovo, «c'è stato bisogno ogni volta di rivedere schede e rilievi già fatti. Molte chiese sono risultate ulteriormente danneggiate, come ho potuto verificare di persona». Mentre sono ancora in corso i rilievi di secondo livello a cura delle squadre inviate dall'unità di crisi regionale del Mibact, la diocesi di Teramo-Atri si è attivata subito con le parrocchie per presentare alla Soprintendenza progetti per lavori di somma urgenza, onde evitare ulteriori danni sia alle strutture che ai beni e alle opere d'arte custoditi nelle chiese. Come spiegato dall'ingegnere Gabriele Di Felice Ardente, molti interventi sono già in corso (a Civitella, Nocella di Campli, Montorio, Pretara di Isola e Tossicia, così come nella chiesa di Sant'Agostino a Teramo). Risultano invece eseguiti i lavori nella concattedrale di Atri e nella chiesa dello Spirito Santo, nel capoluogo.
Per il momento il vescovo mira a riaprire i luoghi di culto dove i danni sono di modesta entità, mentre per le chiese più danneggiate si cerca di evitare ulteriori crolli. «Con il contributo della Curia e, mi auguro, anche con l'aiuto degli enti pubblici, un 50% delle chiese potrà essere reso agibile», ha aggiunto il vescovo, che il 3 febbraio scorso ha incontrato a Macerata il commissario per la ricostruzione Vasco Errani, il capo del dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio e il soprintendente speciale per la ricostruzione, Paolo Iannelli. Un ulteriore incontro, al quale Seccia ha partecipato insieme agli altri vescovi delle diocesi colpite dal sisma, si è svolto ieri a Spoleto. «Speriamo che la burocrazia non sia eccessiva», ha concluso, «ciò non vuol dire un venire meno della sicurezza, poiché tutto dev'esser fatto bene, ma a volte ci sono tempi lunghissimi nell'approvazione di progetti e interventi».
Chiara Di Giovannantonio
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