Oltre 80 donne al centro antiviolenza

La Provincia presenta il nuovo regolamento di Casa Maia: potrà accogliere 24 ore al giorno le vittime di maltrattamenti
TERAMO. Una violenza subdola, spesso negata dalla stesse vittime. Soprattutto perché la maggior parte delle volte arriva proprio dal compagno di una vita. I dati del centro antiviolenza “La Fenice”, gestito dalla Provincia di Teramo, raccontano di una violenza che nasce e si consuma soprattutto in famiglia. Abusi e maltrattamenti che in molti casi sono sia fisici che psicologici e che spesso coinvolgono, sia direttamente che indirettamente, anche i figli.
Nel 2018 il centro ha preso in carico 81 donne, circa il 13 per cento in più dell’anno precedente; 53 sono quelle che si sono rivolte allo sportello di Teramo, 17 a quello di Martinsicuro e 11 a quello di Pineto. «L’aumento della domanda», sottolinea la Provincia in una nota, «è certamente ricollegabile all’attività di informazione e comunicazione svolta dall’ente, con iniziative mirate realizzate in collaborazione con la commissione pari opportunità, che ha consentito di raggiungere un numero di donne di molto maggiore rispetto al passato». Donne che spesso arrivano a chiedere aiuto dopo anni di maltrattamenti, di sofferenza. Una violenza che in molti casi inizia con attacchi verbali, insulti, minacce. Tanto che delle 81 donne che si sono rivolte al centro per la prima volta nel 2018 oltre l’87 per cento è stata vittima di maltrattamenti psicologici. Inoltre, in una società dove l’occupazione femminile arranca, a farla da padrona è anche la violenza economica, che colpisce sempre più donne. A chiedere aiuto, poi, sono soprattutto le italiane. «Un dato», spiega la Provincia, «che va certamente indagato, ricollegabile anche alle differenze linguistiche, culturali e religiose che spesso rappresentano una barriera per le donne straniere».
Per quanto riguarda il profilo delle donne maltrattate, delle 81 che si sono rivolte al centro nel 2018, 30 sono nubili, 21 coniugate, 1 convivente, 20 separate di fatto o legalmente e 6 divorziate. Donne che nella maggior parte dei casi hanno subito maltrattamenti e abusi da parte del marito o dell’ex. «La maggior parte delle violenze avviene ad opera del coniuge all’interno del matrimonio», continua la Provincia, «in seconda battuta da parte dell’ex e infine dal convivente. La lettura del dato statistico riguardante l’ex ha a che fare proprio con la dinamica della violenza. La maggior parte degli uomini violenti, lo diventa di più dopo la separazione».
La Provincia, oltre a gestire il centro antiviolenza, si occupa anche di Casa Maia, la struttura di accoglienza per donne maltrattate. Una struttura che, come annunciato nel corso dell’ultima riunione della cabina di regia della rete provinciale antiviolenza, grazie al nuovo regolamento vedrà l’ingresso in emergenza 24 ore su 24, su disposizione delle forze dell’ordine, della Asl e dell’ autorità giudiziaria, delle vittime di maltrattamenti. «Una disposizione», conclude la Provincia, «che consente di aiutare le donne in casi di imminente pericolo».
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