Silvi

Omicidio di Silvi, imprenditore ucciso davanti al night: processo bis in Corte d’Appello

7 Settembre 2026

Il caso di Silvi, prima udienza a ottobre. L’ex gestore del locale condannato a 17 anni per la morte di un imprenditore di Città Sant’Angelo. Per i giudici di primo grado lo spinse volontariamente in strada dopo una lite per una donna. (Nella foto, la vittima Marco Monti)

TERAMO. La vita sommersa di un night club tra sesso a pagamento e droga in un precario perenne equilibrio tra lecito e illecito con l’epilogo drammatico di una lite diventata omicidio. La ricostruzione di una sentenza di primo grado arriva davanti alla Corte d’appello con il processo bis per il 66enne campano ex gestore di night Pietro Mercurio condannato a 17 anni con l’accusa dell’omicidio preterintenzionale del cliente del locale Marco Monti, imprenditore 51 enne di Città Sant’Angelo: per Procura e Corte d’assise teramana Mercurio lo avrebbe spinto in strada dopo una lite per una donna contesa e qui l’uomo sarebbe stato travolto da una macchina. Ricostruzione sempre respinta da Mercurio che ai giudici ha più volte ripetuto di non aver spinto l’altro. Ora, a un anno dalla sentenza di primo grado e a quattro dai drammatici fatti avvenuti il 19 aprile del 2022 davanti al night club Zeus di Silvi, il caso approda alla Corte d’appello dell’Aquila con la prima udienza fissata a ottobre dopo il ricorso di Mercurio.

Quella notte al fatto assistirono numerose ragazze dipendenti del locale poi sentite con la formula dell’incidente probatorio e ben presto quello che inizialmente era sembrato solo un incidente stradale negli atti di un fascicolo della pm Laura Colica diventò un omicidio preterintenzionale. «I due contendenti», ha scritto nelle motivazioni la giudice Claudia Di Valerio che ha presieduto la Corte d’assise con a latere il giudice Emanuele Ursini più i popolari, «si sono progressivamente avvicinati alla sede stradale e mentre fino a quel momento Mercurio dava le spalle alla carreggiata, poi ha voltato il Monti fino a che questi non si è trovato a sua volta con le spalle alla strada; a quel punto Mercurio ha spinto Monti il quale è caduto all’indietro e, prima di poter toccare il suolo, è stato attinto dall’auto che stava transitando in quel momento». E ancora: «Qualora la spinta fosse mancata Monti non si sarebbe ritrovato sulla strada senza alcun equilibrio e padronanza del corpo mentre transitava la vettura». Una spinta che la giudice, facendo riferimento alla testimonianza di una ragazza, nelle 86 pagine di motivazioni ha definito «particolarmente violenta se Monti è stato lanciato verso la strada». E ha precisato: «Ritiene la Corte che Pietro Mercurio, nello spingere con forza Marco Monti verso la strada, poteva prevedere, sulla base di un giudizio di prognosi postuma e tenendo conto della peculiarità del caso, che il medesimo non sarebbe stato in grado di mantenere l’equilibrio, pregiudicato dallo stato di ubriachezza e delle percosse già ricevute, e che avrebbe potuto essere investito da un veicolo in transito». Mercurio, oltre che dell’omicidio preterintenzionale, è accusato anche favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e per cessioni di droga alle ragazze. È difeso dall’avvocato Antonio Turco. I familiari della vittima, parti civili in primo grado, sono rappresentati dall’avvocato Enzo Di Lodovico.

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