Operaio folgorato sul traliccio dell’Enel

Castelnuovo, ucciso a 40 anni da una scarica da 20mila volt. Soccorso invano dai colleghi, scatta l’inchiesta
CASTELNUOVO VOMANO. Accade tutto in un attimo. Perchè le tragedie si declinano in momenti. Il tempo di un urlo e la vita di Roberto Damiani, 40 anni, operaio di Penne cresciuto tra lavoro e lutti familiari, scivola via su un traliccio dell’alta tensione dell’ Enel. Folgorato da una scarica da ventimila volt mentre si apprestava a fare della manutenzione.
Per capire i perchè bisognerà attendere l’esito dell’inchiesta aperta dal pm Andrea De Feis: per ora c’è spazio solo per lo strazio del padre e del fratello, per il dolore dei due colleghi che ieri mattina erano a terra, a pochi metri dal traliccio su cui si trovava Damiani, in un terreno agricolo alla periferia di Castelnuovo Vomano. Unici testimoni dell’ennesimo infortunio sul lavoro nei giorni in cui il Paese si indigna e si commuove per i quattro morti nella cisterna dell’azienda di Adria. E sono proprio i due colleghi a fissare in quell’urlo l’ultimo attimo di Damiani, come loro operaio alle dipendenze della ditta Tonelli di Penne che ha in appalto alcuni interventi di manutenzione per conto dell’Enel. E sono sempre loro a sfidare ogni rischio nel disperato tentativo di soccorrerlo: lo portano a terra dal traliccio. «L’abbiamo sentito gridare», racconteranno ai carabinieri, «e siamo corsi subito. Eravamo a terra, a poca distanza dal traliccio su cui si trovava Roberto».
E’ da uno dei loro telefoni cellulari che parte la richiesta d’aiuto agli operatori del 118 che in pochi attimi sono sul posto con il defibrillatore per cercare di rianimarlo, ma per il quarantenne non c’è più niente da fare.
La ricognizione cadaverica (il pm non ha disposto l’autopsia) accerta la presenza del foro d’entrata della scarica elettrica su una mano e del foro d’uscita su un ginocchio. Le indagini, affidate ai carabinieri della compagnia di Giulianova guidati dal capitano Domenico Calore, dovranno ora accertare che cosa sia accaduto e chiarire se sia trattato di un errore umano o se qualcosa non abbia funzionato come invece avrebbe dovuto. Qualcosa, infatti, non è andato per il verso giusto ed è probabile, ma questo dovrà accertarlo l’inchiesta aperta dalla magistratura, che il cinturone con gli attrezzi che l'uomo indossava alla vita possa aver fatto da conduttore della scossa. Da una primo accertamento fatto dai militari (sul posto anche i carabinieri della direzione provinciale del lavoro) sembra che la squadra di operai si trovasse sul posto per fare ordinaria manutenzione e che già in passato fossero stati svolti altri interventi di questo genere.
Altro fondamentale aspetto su cui i militari dovranno fare chiarezza è quello della sicurezza: i successivi accertamenti, infatti, dovranno verificare se siano state rispettate tutte le norme previste. E, in questo contesto, è ipotizzabile che la procura possa anche decidere di nominare un consulente.
Nel frattempo il traliccio è stato sequestrato. Non è la prima volta che sul territorio teramano si verificano incidenti di questo genere: qualche anno fa a Montorio un altro operaio rimase folgorato mentre lavorava su un traliccio dell’alta tensione.
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