Operaio folgorato sul traliccio: scatta la consulenza tecnica

6 Novembre 2023

È stata disposta dalla Procura per accertare la dinamica, nel fascicolo ci sono già due indagati La vittima stava facendo manutenzione, dai documenti acquisiti la corrente risultava disattivata

TERAMO. È con una consulenza tecnica che la Procura cerca le coordinate per dare un perché all’ennesima tragedia sul lavoro. Un solo obiettivo: ricostruire la dinamica dell’infortunio in cui a fine settembre è morto Gianluigi Ragni, l’operaio 23enne di Campli folgorato mentre lavorava su un traliccio di media tensione in contrada Travazzano, alle porte di Teramo. La consulenza è stata disposta dal sostituto procuratore titolare del fascicolo Greta Aloisi.
Nell’inchiesta ci sono due indagati: si tratta del collega che era con la vittima e che lo ha soccorso per primo sentendosi poi male e di un tecnico di e-distribuzione, in questo caso il responsabile della linea su cui era previsto l’intervento. Entrambi gli indagati sono teramani e la loro iscrizione, subito dopo il fatto, è stata un atto dovuto in vista di un accertamento irripetibile come l’autopsia.
Ragni era dipendente di una impresa di Campli che ha in appalto i lavori di manutenzione del traliccio da e-distribuzione. Quel giorno di fine settembre lui e il collega si trovavano in contrada Travazzano proprio per eseguire degli interventi.
Obiettivo delle indagini, delegate alla polizia che ha sentito numerose persone informate sui fatti, è quello di accertare perché su quel traliccio oggetto di manutenzione programmata ci fosse ancora un passaggio di corrente nonostante la presenza di una squadra al lavoro. Che cosa non ha funzionato? Quale comunicazione non è stata fatta? Il collega indagato quando è stato sentito dalla polizia ha raccontato che al momento dell’incidente era intento a scaricare l’attrezzatura dal furgone, parcheggiato a distanza dal traliccio che si trova in un’area impervia. È stato in quell’attimo che ha sentito le urla del giovane operaio che nel frattempo era salito sul traliccio. La Procura, nell’immediatezza dei fatti, ha disposto il sequestro dell’attrezzatura e l’ordine di servizio da cui risulterebbe che il distacco di corrente fosse stato fatto e che la linea elettrica sul traliccio fosse stata disattivata. Ovvero, secondo la carta, su quell’impianto non ci doveva essere nessun passaggio di corrente elettrica
Altro aspetto da chiarire è quello dell’utilizzo del rilevatore di corrente da parte della squadra di lavoro: si tratta di un attrezzo, il cui uso è stabilito in uno dei tanti protocolli del settore, che deve essere utilizzato a una distanza di tre metri e mezzo proprio per accertare la presenza di corrente elettrica. È stato usato? Anche questa è una domanda a cui l’inchiesta dovrà dare una risposta.
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