Ora tutti difendono la Neurochirurgia

31 Luglio 2019

Il sindaco: «Reparto nodale per la sanità teramana». I consiglieri regionali di maggioranza: «Non taglieremo nulla»

TERAMO. Tutti in difesa della Neurochirurgia del Mazzini. Dopo che l’assessore regionale salla sanità Nicoletta Verì aveva giorni fa annunciato in commissione sanità la probabile perdita dell’autonomia del reparto teramano, che diventerebbe una dependance di quello aquilano, e il direttore generale della Asl Roberto Fagnano che in un’intervista al Centro ha difeso a spada tratta l’autonomia della Neurochirurgia teramana, ora arriva l’intervento del sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto.
Ma, ancor più, quello del capogruppo della Lega e consigliere regionale Pietro Quaresimale, dei consiglieri Emiliano Di Matteo (Lega), Antonio Di Gianvittorio (Lega) e Umberto D’Annuntiis (Forza Italia) che smentiscono categoricamente – ieri prima in commissione sanità, poi con una nota – tagli al reparto. Il tutto, però, mentre l’assessore Verì è a Roma per presentare le richieste in deroga per gli ospedali abruzzesi, fanno notare i consiglieri regionali del Pd Sandro Mariani e Dino Pepe. I consiglieri di maggioranza, sostengono Pepe e Mariani, hanno annunciato per l’ospedale di Giulianova un probabile Dea di primo livello invece del più ridotto presidio ospedaliero di base e l’autonomia della Neurochirurgia teramana, cioè l’esatto contrario di quanto sostenuto da Verì, sempre in commissione sanità, appena cinque giorni prima. A parole, sostengono i due, sarebbe un “Indietro tutta”.
Insomma, la situazione è piuttosto confusa ma l’impressione è che in questi giorni si giochi il futuro della sanità della provincia di Teramo. D’Alberto, non a caso, sostiene che il «piano di ridefinizione della rete ospedaliera ad oggi rappresenta un rischio e un pericolo per l’utenza e una mortificazione inaccettabile del personale che quotidianamente opera e lavora nelle nostre strutture; piano che quindi merita una ferma bocciatura. Del resto si tratta di un piano fin troppo simile nella sostanza a quello proposto dalla precedente giunta regionale, e poi respinto dallo stesso ministero della Salute. È quasi pleonastico ricordare come negli anni il reparto di neurochirurgia abbia rappresentato un elemento nodale della sanità teramana, distinguendosi come eccellenza ben oltre i confini provinciali, grazie ad una tradizione decennale iniziata nel 1968 con il dottor Carbonin». E ancora la perdita dell’autonomia di Neurochirurgia è indice che «manca una visione strategica, un percezione d’insieme, una prospettiva credibile, che tenga conto dell’importanza del sistema sanitario in una provincia come la nostra. Eppure sarebbe semplice: forse basterebbe guardare una semplice cartina per comprendere come la possibile ridefinizione ad oggi proposta, porterebbe un isolamento “mortale” per il nostro territorio e per i nostri concittadini. Non sono disposto a tollerare questa totale mancanza di rispetto, non posso essere complice di una caratterizzazione della nostra Regione a due velocità, con la nostra provincia quale fanalino di coda». D’Alberto annuncia che convocherà a stretto giro il comitato ristretto dei sindaci per discutere dell’argomento.
Intanto però i consiglieri regionali di centrodestra gettano acqua sul fuoco: «Il reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Teramo non sarà oggetto di ‘tagli’ da parte del governo regionale. Rassicuriamo a tal proposito i cittadini tratti in inganno da fumose dichiarazioni che, senza fondamento, lasciano intravedere soppressioni e depotenziamenti». Quaresimale, Di Gianvittorio, D’Annuntiis e Di Matteo se la prendono con Pepe e Mariani sostenendo che «la sanità abruzzese è in queste condizioni anche per colpa loro, a causa del loro servilismo nei confronti di D’Alfonso, complici di una gestione sanitaria al ribasso che ha provocato, specie nel teramano, danni ingenti. A Teramo, infatti, abbiamo la più alta mobilità esterna e lunghe liste di attesa che noi stiamo cercando di risolvere mettendo anche più soldi. Inoltre siamo la provincia che nei cinque anni passati ha preso cinquanta milioni in meno rispetto alle altre province».
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