«Organo, la diocesi non ha debiti»

4 Agosto 2016

Lo precisa il vicario generale: è la parrocchia che deve pagare

ALBA ADRIATICA. Dopo il blitz dell’inviato delle Iene, domenica scorsa, nella chiesa di contrada Basciani, dove ha interrotto la messa per fare un servizio sul caso dell’organo monumentale non ancora completamente pagato dalla parrocchia, arriva la presa di posizione della diocesi di Teramo attraverso una nota del vicario generale don Davide Pagnottella. Il sacerdote non si sofferma più di tanto sull’episodio in sé – limitandosi ad osservare «il cattivo gusto di chi ha inteso interrompere una cerimonia religiosa al fine della spettacolarizzazione estiva di una notizia tutto sommato banale» – poiché nella nota viene evidenziata soprattutto un’altra questione. E cioè che la diocesi «non è affatto impegnata nella vicenda, e non era, e non è tenuta a dare alcuna risposta definitiva al creditore della parrocchia, in quanto i rapporti relativi all’acquisto dell’organo sono stati conclusi solo con la parrocchia e mai ratificati dalla diocesi». Era stato lo stesso creditore della parrocchia – l’organaro Alessandro Bevilaqua – a chiedere una risposta da parte della curia, visto che il parroco, anche a causa delle sue non buone condizione di salute, non ha ancora regolato il conto con il costruttore dell’organo, acquistato per 314mila euro, dei quali ne restano da pagare circa centomila. Il vicario della diocesi ritiene però che riferendo della richiesta del creditore si possa ingenerare nei lettori «il sicuro convincimento che la diocesi sia essa stessa debitrice o quanto meno garante del debito contratto per l’acquisto dell’organo». E invece no: il debito è tutto della parrocchia. E le parrocchie, ricorda don Davide, «sono enti ecclesiastici autonomi e le ditte che accettano contratti sottoscritti dai parroci sanno bene che tali contratti, per essere opponibili anche alla diocesi devono essere preventivamente autorizzati dall’autorità diocesana, cosa che nel caso in esame non è avvenuta, per cui i creditori della parrocchia non possono vantare alcun diritto contro la diocesi in caso di insolvenza». (red.te.)

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