Osama, in fuga da Gaza ora studia a Teramo: «Sogno di diventare un medico»

Lo studente palestinese grazie ai canali umanitari dell’università è sfuggito dall’orrore delle bombe.
«Qui accolto nel migliore dei modi, spero di tornare nel mio Paese e vederlo finalmente libero»
TERAMO
Dalla Striscia di Gaza alle aule dell’università di Teramo. Quella di Osama Mansour è una storia di dolore, resilienza e speranza. Lo studente palestinese, arrivato in Italia grazie a un complesso percorso diplomatico e umanitario sostenuto dall’ateneo teramano, ha visto la sua vita sconvolta dalla guerra: il bombardamento della sua casa, le ferite riportate e la perdita di due fratelli. Eppure non ha mai abbandonato il sogno di proseguire gli studi. Un sogno reso possibile grazie all’impegno del rettore Christian Corsi, della professoressa Isa Fusaro e dell’intera università di Teramo, che gli hanno garantito accoglienza e una borsa di studio. Oggi Osama guarda con fiducia al futuro, ma il cuore è rimasto in quella terra martoriata dove spera di tornare e di vedere un giorno davvero libera.
Come ti trovi a Teramo e qui all’università?
«Teramo è una città che mi ha saputo dare il benvenuto nel migliore dei modi con tante persone generose e che mi hanno accolto a braccia aperte, in un’atmosfera cordiale che rende le cose più semplici. Teramo è una città verde e tranquilla, qui ho trovato un po’ di pace».
Cosa hai iniziato a studiare e che tipo di percorso stai seguendo all’Unite?
«In questo periodo mi sto preparando per gli esami. C’è da considerare che, essendo arrivato a maggio, siamo in sessione di esami e siamo quasi a fine anno accademico. Per me è un periodo di studio molto intenso. Oltre alla sessione sto imparando anche la lingua italiana, tante persone mi stanno aiutando e sono state di grande supporto».
Ti manca il tuo Paese, la tua famiglia e le persone che vivono li?
«Si mi mancano moltissimo, ogni giorno penso al mio paese di origine, alla mia famiglia, a mio padre, mia madre. Purtroppo a volte non riesco a contattarli, non riesco a sentirli per giorni o perché non c’è rete o perché è di scarsa qualità».
Quando vi riuscite a sentire, cosa ti raccontano? Qual è attualmente la situazione a Gaza?
«La situazione purtroppo è tremenda, direi inimmaginabile. C’è difficoltà a reperire i beni di prima necessità per esempio materiale per accendere un fuoco, l’acqua, il cibo. È tutto molto difficile e si combatte ogni giorno per avere accesso all’acqua potabile, per trovare qualcosa di commestibile. Ogni giorno c’è qualche attacco, ogni giorno ci sono vittime, è una situazione tanto difficile. Nessuno è al sicuro, compreso i bambini, e tutti hanno costantemente paura. Spesso le persone si trovano in tende e hanno paura che di notte alcuni animali possano entrare e ferirli. Succede anche che i cani mangiano i corpi abbandonati. Nessuno può capire fino in fondo il dolore che si prova. Può capire solo chi lo vive».
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