Ospedale Covid, l’opposizione attacca il sindaco Ferretti

ATRI. Ad Atri l’opposizione attacca il sindaco Piergiorgio Ferretti per l’avvenuta riconversione a Covid di un’ala dell’ospedale San Liberatore. Ieri il consigliere del Pd Alfonso Prosperi in una...
ATRI. Ad Atri l’opposizione attacca il sindaco Piergiorgio Ferretti per l’avvenuta riconversione a Covid di un’ala dell’ospedale San Liberatore. Ieri il consigliere del Pd Alfonso Prosperi in una nota al vetriolo ha evidenziato: «Ci siamo sgolati ad affermare che si doveva preparare in tempo un piccolo Covid hospital nella parte vecchia del nosocomio per salvare le normali prestazioni sanitarie. Abbiamo lavorato per avere sulla nostra proposta la massima unità tra le forze politiche e ci siamo riusciti con un consiglio comunale che ha votato all’unanimità un documento importante in tal senso. Intanto il sindaco Ferretti “lavorava” affinché il nostro presidio non facesse parte del “Piano Pandemico della Regione”, escludendoci così anche dagli appositi finanziamenti e dalla necessaria preparazione per la seconda fase dell’epidemia». Prosperi accusa: «Come da noi previsto, ora non basta trasferire a Pescara i pazienti Covid, occorre immediatamente un presidio Covid provinciale “di appoggio a Teramo” ed ecco che si pensa alla “Fortezza Atri”. Avete perso tempo! Noi che rappresentiamo una forza politica responsabile, non ci sottraiamo al dovere di collaborare in questo momento di grande apprensione delle famiglie, delle forze produttive atriane e vigileremo affinché il San Liberatore continui a svolgere i suoi compiti normalmente. Chiediamo un’accelerazione degli adeguamenti strutturali necessari».
Sul tema ieri sono scesi in campo anche i consiglieri comunali Paolo Basilico (Abruzzo Civico Atri) e Giammarco Marcone (Atri Civica) che imputano le responsabilità tutte al sindaco Ferretti: «Dunque l’ospedale di Atri torna ospedale Covid, benché non rientrasse più nel piano pandemico. Una scelta insopportabile, gravissima e senza senso che, soltanto per ragioni geopolitiche, tiene ancora completamente indenni gli altri presidi ospedalieri della provincia, in particolare quello di Giulianova, che, nemmeno lontanamente, hanno i numeri di prestazioni e di servizi che offre il nostro ospedale. Non se ne può più di queste angherie. Ci avevano indorato la pillola assicurandoci che il reparto Covid ad Atri sarebbe stato ospitato in una zona isolata, una specie di “fortezza” dice qualcuno, ma tutti sanno che nulla di nulla è stato fatto in questi mesi per separare davvero i due blocchi sanitari del San Liberatore in maniera efficiente e sicura. Sarebbe davvero interessante capire se i fondi per fare ciò erano stati stanziati, se sono stati spesi e come sono stati spesi». I due consiglieri proseguono: «In ogni caso il marchio Covid resta indelebile, come stiamo constatando adesso, con buona pace delle assicurazioni fornite da chi governa la sanità regionale e locale e viene a pascolare politicamente in Atri, riempiendoci di sciocchezze insieme ai suoi epigoni locali e pugnalandoci alle spalle alla prima occasione per preservare Giulianova. Questa volta non si può tacere e non si può dimenticare. A proposito, la Lega di Atri che fine ha fatto?».
Marcone e Basilico chiedono le dimissioni del primo cittadino e spiegano così il perché: «Ferretti, chiamato in causa da un nostro allarme, prima ha abbaiato alla luna dicendosi contrario e condividendo le preoccupazioni e le ragioni di tutti, salvo poi, senza coinvolgere il consiglio comunale, approvare la scelta di trasformare l’ospedale, cercando di giustificarsi in maniera patetica, convinto che gli atriani e il personale sanitario portino tutti l’anello al naso. Per questo si deve fare da parte».(d.f.)
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