Ospedale, il comitato chiede di riaprire il tavolo in Regione

15 Ottobre 2021

GIULIANOVA. Il comitato promotore di “In piazza per un ospedale di primo livello a Giulianova”, costituito dalle forze politiche e associazioni che hanno organizzato il corteo di protesta del 2...

GIULIANOVA. Il comitato promotore di “In piazza per un ospedale di primo livello a Giulianova”, costituito dalle forze politiche e associazioni che hanno organizzato il corteo di protesta del 2 ottobre scorso, si è riunito mercoledì sera e ha deciso di inviare una lettera al presidente del comitato ristretto dei sindaci della Asl, Gianguido d’Alberto, e ai sindaci che fanno parte dell’organismo. L’obiettivo è fissare un incontro per discutere la proposta di un nuovo assetto della rete ospedaliera provinciale con l’ospedale di Giulianova individuato come presidio di primo livello.
La tesi del comitato si basa su queste considerazioni, ribadite nell’incontro di mercoledì: «La rete ospedaliera provinciale è inadeguata in molti aspetti. 1) Mancano, rispetto agli standard ospedalieri, circa 260 posti-letto ordinari, sommando quelli previsti nei quattro ospedali esistenti a Teramo, Giulianova, Atri e Sant’Omero. 2) Il costo della mobilità passiva, al netto di quella attiva, è da tempo di circa 70 milioni di euro l’anno. 3) Le liste di attesa sia per gli accertamenti che per i ricoveri sono ormai a livelli inaccettabili. 4) C’è una forte carenza di personale medico e non medico. 5) Il parco tecnologico per la diagnostica va aggiornato e implementato. 6) Nel periodo estivo i problemi si aggravano in quanto la popolazione aumenta notevolmente grazie alla forte presenza turistica balneare che si concentra in Abruzzo soprattutto sulla costa teramana».
Dunque, rilevano i promotori della protesta, «è di tutta evidenza che il modello imperniato sui quattro ospedali così come sono attualmente strutturati non funziona. Nella nostra provincia quattro ospedali non sono sostenibili e sono anche irrazionali sotto il profilo della qualità, della sicurezza e dell’efficienza. La soluzione più razionale è quella di prevedere due grandi ospedali di primo livello per acuti: uno nel capoluogo, a Teramo, di circa 600 posti-letto e l’altro sulla costa, a Giulianova, di circa 400-500 posti-letto».
I promotori della protesta del 2 ottobre ritengono pertanto che il comitato ristretto dei sindaci della Asl di Teramo debba chiedere al governatore Marco Marsilio, all’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì, al consiglio regionale e al manager della Asl Maurizio Di Giosia «di riflettere su questa ipotesi e di rivedere le scelte strategiche della rete ospedaliera teramana nell’ambito di quella regionale. Noi, in ogni caso, daremo voce alla mobilitazione popolare che è in atto a Giulianova per ottenere un ospedale di primo livello chiedendo che venga ripristinato il tavolo regionale di confronto sul tema della rete ospedaliera con la presenza anche del Comune di Giulianova».
Inoltre il comitato chiederà una serie di provvedimenti per l’ospedale di Giulianova, che così elenca: «La conferma di tutti i reparti ancora esistenti; il ripristino di Chirurgia, Ortopedia e Pronto soccorso (con potenziamento dello stesso e dell’Osservazione breve intensiva) come Uoc (unità operativa complessa) con il primariato autonomo rispetto all’ospedale di Teramo; la progressiva riapertura di tutti i reparti chiusi negli anni passati: Ostetricia e Ginecologia, Pediatria, Otorinolaringoiatria e Urologia; l’espletamento dei concorsi per i primari mancanti e per il resto del personale medico e non medico, necessari per ricostituire gli organici in sofferenza; la conferma del finanziamento già assegnato con l’articolo 20 per la realizzazione del nuovo ospedale».