Ospedali, resistenza sismica quasi a zero

I dati più recenti della Protezione civile rilanciano l’allarme sulla vulnerabilità delle strutture sanitarie teramane
TERAMO. I livelli di sicurezza, anche minimi, restano lontani. Per gli ospedali teramani il rischio sismico è una spada di Damocle che pende sul futuro di strutture che in caso di emergenza, al contrario, dovrebbero garantire il massimo grado di sicurezza. Gli indici di resistenza, nei casi migliori, non vanno oltre lo 0,3 nella scala di valori che identifica con 1 il valore massimo di antisismicità. A confermarlo sono i dati della Protezione civile illustrati dal presidente provinciale dell’Ordine degli architetti Raffaele Di Marcello nel corso di un recente convegno organizzato dalla Società italiana di architettura e ingegneria sanitaria.
Le cifre si riferiscono al 2014, due anni prima dell’ultimo violento sciame sismico che ha interessato anche il territorio teramano. Dopo le scosse a cavallo tra fine 2016 e 2017 la Asl ha avviato verifiche strutturali i cui risultati sono destinati ad aggiornare i dati sulla vulnerabilità dei presìdi sanitari e si potrebbe scoprire che la situazione è ancora più critica rispetto a quella fotografata quattro anni fa. L’ultima emergenza terremoto ha innalzato i parametri minimi di sicurezza e i valori, in assenza di interventi di miglioramento delle strutture, di conseguenza si abbassano. Sta di fatto comunque che i dati resi pubblici dal presidente degli architetti già collocano gli ospedali a livelli in alcuni casi rasentano lo zero assoluto per resistenza sismica. Il risultato migliore è quello fornito dall’Hospice, l’ex sanatorio alle spalle del “Mazzini”, che si attesta allo 0,034. I due blocchi dell’ospedale del capoluogo invece se la giocano sul filo dei millesimi, con il primo lotto messo un po’ meglio, se così si può dire, in confronto al secondo, nonostante questo sia di edificazione più recente. La differenza, comunque, è quasi impercettibile tra lo 0,095 del più vecchio e lo 0,073 dell’altro. La differenza è maggiore tra i due padiglioni dell’ospedale di Giulianova. Quello Ovest è infatti allo 0,0257, uno dei dati migliori tra le strutture sanitarie teramane, mentre quello Est è tra i peggiori con lo 0,041. Lo stesso discorso vale per il “San Liberatore” di Atri. Il nuovo edificio arriva allo 0,0236 di resistenza sismica, con il vecchio invece attestato allo 0,024, il più basso in provincia. Poco al di sopra rispetto a questo dato si colloca l’ospedale di Sant’Omero, con lo 0,035, mentre gli uffici e il distretto sanitario della Asl a Teramo sono allo 0,148. La tabella della Protezione civile indica anche gli importi necessari per il miglioramento sismico delle strutture considerate. Il conto totale ammonta a 80,6 milioni di euro da suddividere con notevoli differenze tra i singoli ospedali. Per Atri servirebbero oltre 23 milioni, mentre il “Mazzini” ne richiede 22,5 senza contare i 4,2 necessari per l’hospice. Cifre che, associate agli indici di vulnerabilità, rendono ancor più stringente la decisione sul nuovo ospedale. «La scelta va fatta subito», sottolinea Di Marcello, «chiarendo però quale sarà il destino della vecchia struttura eventualmente dismessa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

