Panetta: «Preti e soldi una tentazione continua»

Il rettore del santuario di San Gabriele commenta le parole di Papa Francesco «Noi ci reggiamo con le donazioni e abbiamo tante spese per mantenere la basilica»
«Vescovi e sacerdoti vincano la tentazione di una doppia vita, la Chiesa è chiamata a servire, non a diventare "affarista"». Da queste parole tratte dall’omelia mattutina di Papa Francesco, nel corso della quale il Pontefice ha messo in guardia dagli «arrampicatori, attaccati ai soldi che fanno tanto male alla Chiesa», il rettore del santuario di San Gabriele padre Natale Panetta ha preso spunto per una riflessione. «E’ una tentazione continua», ha spiegato padre Panetta, «quella di attaccarsi ai beni materiali. Ma non dobbiamo fare le iene nei confronti di vescovi e cardinali, perché molte volte le case lussuose vengono loro assegnate. Il richiamo di papa Francesco all’essenzialità non è altro che ciò che dice il Vangelo. E questo il pontefice lo sta incarnando. Non è un caso la scelta degli alloggi a Santa Marta, molto spartani e semplici, che rappresentano sicuramente una scelta profetica. Questo Papa vuole una Chiesa povera. Il suo è un richiamo forte».
Padre Panetta ha colto l’occasione per ribadire come il santuario di San Gabriele non sia una fabbrica macina soldi. «Ricordo che il santuario è nato con le offerte dei pellegrini e si regge sulle donazioni. Tant’è che ancora non è stato ultimato. Mancano cose essenziali come la controsoffittatura, l’impianto luci e suoni e due portali da ultimare». Sebbene le entrate ci siano, attraverso le numerose offerte che arrivano anche dall’estero, la basilica ha dei costi importanti. «Tra le voci di spesa principali», ha aggiunto il padre passionista, «c’è quella della manutenzione e del personale. Abbiamo diversi dipendenti, per non parlare poi dei progetti che intendiamo ultimare. Tutto questo sicuramente ci impedisce di accumulare».
Il superiore fa infine riferimento alla cassetta dei poveri, presente nel santuario che serve ad aiutare tanta gente. «Più giorni passano e maggiori sono i disagi», ha raccontato padre Natale, «in un anno e mezzo più di 70 persone sono venute a chiedermi un lavoro. Ma certo la nostra non è una fabbrica. Qualcuno addirittura mi scrive o telefona da lontano per chiedere un aiuto, come è accaduto dal carcere di Castrogno. E poi anche noi contribuiamo alla preparazione dei pacchi con i viveri per le famiglie in difficoltà. Ecco, a qualcuno fa male, ma il pensiero del Papa è netto. Vuole una Chiesa povera. Il pontefice chiede la conversione dei cuori. Il cuore della Chiesa è misericordia, che si fa anche attraverso azioni caritatevoli e concrete verso il prossimo. Altrimenti parliamo di Vangelo, ma non lo viviamo».
Catia Di Luigi
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