Pannella: serve più integrazione

30 Novembre 2014

Partecipa alla giornata di Teramo Nostra con il cartello al collo “Marco zingarone”

TERAMO. Il leader dei Radicali italiani Marco Pannella ha partecipato alla prima giornata dell’integrazione, organizzata ieri pomeriggio da Teramo Nostra nella propria sede, presentandosi con un cartello al collo con la scritta “Marco Zingarone”, riportando lo stesso appellativo che l’avvocato Vincenzo Di Nanna nei giorni scorsi si è visto scrivere sui muri di Giulianova. Insieme a lui, anche il direttivo dell’associazione, l’attuale segretario dei Radicali Italiani Rita Bernardini e altri, si sono appesi al collo un cartello simile con il proprio nome di battesimo seguito dall’aggettivo “zingarone”. Dopo la proiezione di “Dragan aveva ragione”, un documentario sui campi rom girato dal duo Camillo Maffia e Gianni Corbotti – anch’essi presenti con un cartello al collo –, la giornata dell’integrazione è proseguita con un dibattito durante il quale il leader dei Radicali ha annunciato un nuovo sciopero della fame. «Da domani (ndr oggi) passo allo sciopero della sete e della fame assoluto», ha detto Pannella, «potrebbe finire la storia dei radicali e non mi sono rassegnato. Noi vi chiediamo aiuto prima di offrirvelo, con fiducia, perché credo senza merito che abbiamo sempre saputo darlo». Al termine del suo intervento Sandro Meralangelo, a nome dell’associazione Teramo Nostra, ha consegnato al leader dei Radicali come omaggio un ritratto in primo piano, con il duomo sullo sfondo e la dedica: «A Marco Pannella, il figlio più illustre della nostra Teramo». Il dibattito è proseguito con un primo piano sulle tematiche rom e sinti illustrate nel film. Rita Bernardini ha suggerito di portare direttamente alla procura il documentario per elencare i reati subiti dai rom e di cui si parla nel video. E’ intervenuto anche Nazzareno Guarnieri, presidente della Fondazione Romanì Italia. «Quando parliamo di rom di solito si fa riferimento ai campi nomadi, ma pochi sanno che solo il 20% della popolazione rom vive lì. Non è solo la politica a volere i campi nomadi, ma anche le organizzazioni che guadagnano fior di quattrini per gestirli», ha spiegato, «noi come fondazione chiediamo agli enti locali di ritirare le convenzioni e lasciarci fare autogestione gratuitamente. Vedrete che nel giro di pochi anni svaniranno».

Chiara Di Giovannantonio

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