Paolo Tancredi: «Mio fratello doveva restare nella giunta»

8 Giugno 2016

Il deputato di Ncd: «Sfido chiunque a dimostrare che Marco ha lavorato male come assessore» Il parlamentare si augura comunque che la nuova amministrazione possa andare avanti

TERAMO. Ha aspettato che i clamori le tensioni innescati dal varo della nuova giunta calassero un po’. A quasi una settimana dalla riunione decisiva del tavolo politico che ha ridefinito gli assetti in maggioranza e giunta, con il sacrificio imposto agli ex assessori Rudy Di Stefano, Piero Romanelli e Marco Tancredi, il deputato dell'Ncd Paolo Tancredi rompe il silenzio. Lo fa spinto dal richiamo insopprimibile del vincolo di sangue con il fratello che non ha potuto salvare dalla ghigliottina politica azionata in nome di discontinuità e rinnovamento. «Marco non ha parlato», premette il parlamentare, «ma questo non vuole dire che non ci sia rimasto male».

Il suo ingresso in giunta due anni fa era stato piuttosto rocambolesco, conseguente al mancato accordo nell’allora gruppo dei “Popolari per Teramo”. Nonostante questo, però, Paolo Tancredi ritiene ingiusta l’esclusione per ragioni di opportunità del fratello, che dopo il primo quinquennio da consigliere era stato confermato con oltre 500 preferenze. «Sono pronto a sostenere qualunque confronto pubblico», sottolinea il deputato, «contro chi sostiene che non ha fatto un buon lavoro». L’uscita di scena, dunque, è solo temporanea. «Per due anni Marco ha fatto molto bene», conclude il maggiore dei fratelli Tancredi, «dimostrando di avere i numeri per continuare a stare in politica». Ingoiato il rospo, il parlamentare guarda al futuro dell’amministrazione appena ricostituita. «L’auspicio è che si vada avanti», osserva, «il clima è difficile ma spero che non manchi senso di responsabilità comune». La crisi, secondo il deputato, è nata dalla mancanza di «punti di riferimento» e dal progressivo venir meno della «capacità di solidarizzare» che in passato ha caratterizzato l’alleanza costruita dodici anni fa con l’elezione a sindaco di Gianni Chiodi. Di quel gruppo non fa più parte “Al centro per Teramo”, la lista civica di Mauro Di Dalmazio. Tancredi giudica incomprensibile i recenti comportamenti dell'ex alleato. La scelta di aprire la crisi e di abbandonare la maggioranza, secondo il deputato, è stata «molto tattica e poco strategica, dettata dalla volontà di uscirne bene: lo rispetto, ma non lo condivido perché è stato fatto sulla pelle della città». I dissapori interni, a detta di Tancredi, avrebbero potuto essere espressi e gestiti non modo diverso. Ormai, però, l’assetto è cambiato. «Sono stati chiesti sacrifici e sono stati fatti», conclude il deputato, «nuove battute d’arresto non sarebbero superabili né capite».

Gennaro Della Monica

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