Parolisi chiede di uscire per studiare da avvocato

16 Giugno 2020

L’ex caporal maggiore ha presentato una domanda per seguire le lezioni La decisione del magistrato di sorveglianza è attesa per dopo l’estate

TERAMO. Salvatore Parolisi non ha ancora chiesto permessi premio, ma a gennaio ha presentato una richiesta per seguire alcune lezioni direttamente nella facoltà di giurisprudenza. «È solo una domanda per la formazione universitaria» dice l’avvocato Nicodemo Gentile, uno dei suoi legali. A decidere, dopo lo slittamento dei tempi per il lockdown, sarà il magistrato di sorveglianza. Probabilmente dopo l’estate.
Il 41enne ex caporal maggiore dell’esercito, oggi detenuto nell’istituto penitenziario di Bollate dove sconta i vent’anni per l’omicidio della moglie Melania Rea uccisa con 35 coltellate in un bosco di Civitella del Tronto, ha iniziato a studiare legge nel carcere di Pavia dove ha sostenuto i primi esami. Nel carcere milanese lavora in un call center e studia. Ha scontato metà della pena e questo, così come prevede la legge, gli consente di poter chiedere permessi premio per uscire dal carcere: da un’ora a 15 giorni. Una eventualità che nelle scorse settimane ha provocato accese polemiche e reazioni. Tra cui quelle della famiglia Rea che si è appellata al giudice di sorveglianza affinchè «non dimentichi quello che è successo».
Parolisi è passato dall’ergastolo del primo grado ai trent’anni in appello e, successivamente al ricorso in Cassazione che ha eliminato l’aggravante della crudeltà, agli attuali vent’anni. L’ex militare della caserma Clementi di Ascoli ha sempre ripetuto di non aver ammazzato la moglie. Ha detto di averla tradita, ma non uccisa. Ma fino ad oggi nessun giudice gli ha creduto. Le motivazioni della Cassazione bollano il suo comportamento come «falso e doppio» con i magistrati che in un passaggio scrivono: «Doppiezza e falsità costituiscono l’humus psicologico per lo scatenamento della furia omicida». Secondo la Suprema Corte Parolisi sviò le indagini, provò a cancellare i rapporti con la soldatessa allieva della caserma di Ascoli con cui aveva una relazione sentimentale, rese «false informazioni agli inquirenti». Dopo un passato nel carcere teramano di Castrogno e in quello di Pavia, da qualche anno si trova nel penitenziario di Bollate. Degradato dall’Esercito e con la revoca della potestà genitoriale della figlia che all’epoca dei fatti aveva 18 mesi e che ora è affidata ai nonni materni, in cella si è diplomato perito agrario e si è messo a studiare giurisprudenza. Dai report dei vari istituti in cui è stato esce la descrizione di un detenuto modello. È detenuto dal luglio 2011 e ora può chiedere di usufruire dei permessi premio visto che per effetto di vari sconti è a metà della pena considerato che per ogni semestre la legge prevede una riduzione di 45 giorni. Perché, come spesso accade, gli sconti di pena (previsti dai vari ordinamenti) trasformano le sentenze di condanna in una indicazione di massima.
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