«Parolisi falso e doppio, non merita le attenuanti»
TERAMO. La «doppiezza» e la «falsità» del comportamento di Salvatore Parolisi nel suo rapporto con la moglie Melania Rea e con l'amante costituiscono lo «humus psicologico per lo...
TERAMO. La «doppiezza» e la «falsità» del comportamento di Salvatore Parolisi nel suo rapporto con la moglie Melania Rea e con l'amante costituiscono lo «humus psicologico per lo scatenamento della furia omicida». L'ex militare uccise Melania, il 18 aprile 2011, in un «dolo d'impeto» con 35 coltellate, poi «con lucidità e prontezza» mise in atto una «strategia di depistaggio». Sviò le indagini, provò a cancellare i rapporti con l'allieva della sua caserma di Ascoli Piceno, rese «false informazioni» agli inquirenti. È questo l'approdo - col sigillo della Cassazione, nelle motivazioni depositate ieri - del processo all'ex militare, che da una iniziale condanna all'ergastolo, emessa dal gup di Teramo, si è visto, nei successivi passaggi, ridurre la pena a 20 anni per effetto dello sconto per il rito abbreviato e dell'esclusione dell'aggravante della crudeltà.
Fu la stessa Suprema corte a disporre un appello bis, davanti alla Corte d'assise d'appello di Perugia, per rivedere la condanna al ribasso. Da lì la sentenza definitiva il 13 giugno di quest'anno. Motivando la sua decisione, la quinta sezione penale della Cassazione sottolinea come «i riferimenti alla doppiezza e alla falsità del comportamento dell'imputato» (anche dei confronti della sua amante) nella sentenza d'appello giustifichino la mancata concessione delle attenuanti generiche, invocate dalla difesa, che aveva presentato ricorso. E ricorda come anche la Corte d'assise d'appello dell'Aquila, nel primo processo, «avesse correttamente considerato la relazione» tra Parolisi e la sua amante non come movente in senso tipico, ma come «antecedente logico e storico di un profondo disagio personalè», che aveva determinato - scrissero i giudici del primo appello - una “strettoia emotiva”.

