Passaggio di consegne al Braga Obiettivo tornare in piazza Verdi

23 Ottobre 2018

Befacchia riceve il testimone da Valente che lascia la guida dell’istituto musicale dopo tre anni Il nuovo presidente: «Dobbiamo puntare su valori alti, altrimenti siamo condannati agli aperistreet» 

TERAMO. Il più è stato fatto: statizzazione, azzeramento quasi totale del debito, rinnovamento del corpo docente, rilancio delle iscrizioni. Ora l’obiettivo principale è il ritorno nella storica sede di piazza Verdi. E sarà compito del nuovo presidente del conservatorio Gaetano Braga di Teramo realizzarlo. Il passaggio ufficiale di consegne è avvenuto ieri davanti alla stampa, nella sede provvisoria dell’ex Inpdap, di proprietà Inps. Passaggio tra gentiluomini: chiuso il triennio dell’avvocato Sergio Quirino Valente, la presidenza dell’istituto musicale è passata all’ex preside Lino Befacchia. Valente aveva in largo anticipo rinunciato a ricandidarsi: «Seguo la mentalità americana, alla scadenza del mandato devi lasciare la poltrona», ha ribadito ieri. Così, il 27 giugno il consiglio di amministrazione del Braga ha inviato al ministero dell’Istruzione una terna di nomi: oltre a Befacchia, i professionisti Francesco Capanna e Giovanni Rapisarda. Il Miur se l’è presa un po’ comoda nella scelta, ma il 15 ottobre è infine arrivata la firma del ministro Marco Bussetti sul decreto di nomina di Befacchia.
Federico Paci, direttore del Braga, presente con Valente e Befacchia all’incontro, ha ringraziato il presidente uscente per i tre anni al timone del Braga e il gran lavoro fatto insieme: «Non è stato facile. Siamo partiti dall’ultimo anno del Braga come istituto pareggiato e siamo arrivati a un conservatorio statale che sta funzionando bene. Lo dicono numeri come la crescita delle iscrizioni. Quest’anno abbiamo 350 studenti. Inoltre stiamo pian piano riportando l’istituzione dentro la città, lavorando anche nel sociale, suonando in carcere e in ospedale, superando l’isolamento e uscendo dal palazzo».
I numeri danno ragione alla gestione Valente-Paci, partita da 2 milioni di euro di rosso: quasi completamente risanato il debito, grazie anche alla transazione con la Regione, che era nel consorzio di enti finanziatori del Braga con Provincia e Comuni di Teramo e Giulianova. Si attende ora l’avvio concreto della trattativa anche per risolvere il contenzioso con la Provincia, che ha annunciato lo stanziamento di 100mila euro. Urgente, sul versante sede, far partire il recupero della storica casa del Braga in piazza Verdi. Stanziati 5 milioni dallo Stato, va individuato dal Comune il responsabile del procedimento. Al nuovo presidente il compito di marcare stretta la giunta. «Vado via col sorriso » ha detto il presidente uscente Valente «Ho accettato questa bellissima sfida per offrire un servizio al Braga, dove ho studiato musica da bambino. In una città che stava chiudendo era grave chiudere anche il conservatorio». Valente, come Paci e Befacchia, ha sottolineato l’indifferenza, se non il fastidio, delle precedenti amministrazioni comunali verso le sorti del Braga. «Ho avuto il primo contatto col cda sotto i portici, perché il conservatorio non aveva più una sede. Oggi tutti, cda, management, segreteria, docenti, consegniamo al nuovo presidente, teramano verace, uomo attento alla res publica, le chiavi di una macchina, se non perfetta, perfettibile». Il segreto della gestione virtuosa? «Obiettivi precisi e politica lasciata fuori». Evocando l’imbarcazione di Ulisse giunta in porto, il neopresidente Lino Befacchia ha elogiato il predecessore, notoriamente abile velista, per aver condotto al sicuro in darsena la nave Braga. «Sembrava quasi che la città sopportasse il Braga, istituzione con 123 anni di storia che nessuno dei nuovi menestrelli può mettere in discussione», ha aggiunto. «Le cose più importanti sono state fatte. Sono state ripristinate identità e credibilità. La sfida è vinta al 99 per cento, spero di completare quell’1 per cento». Lavoro, sapere, cultura, educazione: la ricetta di Befacchia per il Braga, ma anche per Teramo. Valori per puntare in alto, «altrimenti siamo condannati agli aperistreet, alla cattedrale offesa e insozzata da gente che orina e vomita per strada».
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