«Pasticcio Gal, Pepe dovrebbe dimettersi»

Gatti e Febbo accusano: c’è stato un abuso degli uffici coperto dall’immobilismo dell’assessore
TERAMO. «Crediamo che sia accaduto poche volte nella storia giuridica italiana che un Tar trasmetta gli atti di un procedimento alla Procura e questo non è altro che il frutto dell’arroganza, della spregiudicatezza di questo Governo regionale. Purtroppo i danni creati sulla vicenda Gal (gruppi azione locale) causeranno non solo la sospensione e il rallentamento di ben 24 milioni di euro di fondi comunitari del programma di sviluppo rurale ma anche il rischio di vedere annullato per intero il bando pubblicato nel settembre 2016, bloccando tutte le strategie locali sul territorio regionale». A dichiararlo sono i consiglieri regionali di Forza Italia Mauro Febbo e Paolo Gatti nel commentare la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso del Gal “Gran Sasso Laga”, riconoscendogli il finanziamento di tre milioni che invece la Regione aveva attribuito al Gal “Terreverdi” dopo averlo riammesso con un atto di proroga dei termini riconosciuto illegittimo dai giudici amministrativi.
Gatti e Febbo sostengono: «Su questa vicenda abbiamo assistito sia all'immobilismo, all'inefficienza e all'inadeguatezza dell’assessore regionale alle Politiche agricole Dino Pepe sia all'abuso commesso dal direttore Di Paolo, che non doveva e né poteva firmare l’atto di proroga su cui c'era un parere negativo del dirigente responsabile della procedura oltre a irregolarità scaturite circa la riapertura dei termini di tre giorni concessa in extremis, per volere del presidente D’Alfonso, al solo fine di riammettere il Gal “Terreverdi”. Lo avevamo dichiarato e denunciato attraverso comunicati e conferenze stampa oltre nel corso di un’apposita commissione di vigilanza».
I consiglieri di Forza Italia rimarcano che il Tar dell’Aquila, oltre a escludere il Gal costiero “Terreverdi” riammettendo quello interno “Gran Sasso Laga”, «trasmette perfino gli atti alla Procura della Repubblica per accertare se vi siano stati profili di carattere penale come indebite ingerenze, pressioni e forzature, oltre a condannare la Regione a pagare 12mila euro di spese processuali. Adesso chi paga queste spese? Cosa pensa l’assessore regionale Pepe che aveva in pompa magna condannato le nostre segnalazioni e rassicurato il mondo rurale sulla legittimità delle procedure assunte da Di Paolo? Ci aspettiamo da Pepe sia le scuse sia le sue dimissioni. Siamo di fronte a una bruttissima pagina della vita istituzionale della Regione Abruzzo caratterizzata da atti, comportamenti, pressioni e gravi violazioni mai verificatisi prima». Febbo e Gatti tirano in ballo anche Claudio Ruffini, all'epoca segretario del presidente, «che», scrivono, «in una mail sollecitava Di Paolo a concedere la proroga di tre giorni, il tempo necessario per far arrivare la documentazione del Gal Terreverdi. Richiesta poi trasformata in una specifica determina che vede la firma del solo direttore Di Paolo e non del dirigente responsabile dell’ufficio, che dopo il suo rifiuto fu addirittura sottoposto a procedimento disciplinare».(red.te)

