Pavone: «I Dem confermano una gestione dittatoriale»

30 Dicembre 2018

ROSETO. Ancora polemiche sul mancato rinvio del consiglio comunale dopo la richiesta del consigliere Enio Pavone di verificare il numero legale. Secondo lui c’è stato un caso analogo il 17 maggio...

ROSETO. Ancora polemiche sul mancato rinvio del consiglio comunale dopo la richiesta del consigliere Enio Pavone di verificare il numero legale. Secondo lui c’è stato un caso analogo il 17 maggio 2018, ma quella seduta fu rimandata. «Abbiamo assistito purtroppo ancora una volta», dice Pavone, «a come il Partito democratico di questa città gestisca in maniera totalmente autoreferenziale e dittatoriale la cosa pubblica e in questo caso specifico il consiglio comunale, organo collegiale eletto dai cittadini rosetani. Il Pd fa fatica a mantenere la maggioranza, non riuscendo a garantire il numero legale, ma la presidente del consiglio comunale Teresa Ginoble, in due casi analoghi, 17 maggio 2018 e 27 dicembre 2018, ha preso due decisioni diverse, dimostrando una totale noncuranza del regolamento, ormai sempre più personalizzato a proprio piacimento. È l'ennesima riprova della mancanza di coerenza e di rispetto che mostra questa maggioranza nei confronti della città di Roseto». Il 17 maggio 2018 il consigliere Achille Frezza rientrò ad appello concluso, mentre nello scorso consiglio, mentre il segretario comunale stava chiamando Saverio Marini, sono entrati i consiglieri Giuseppe Di Sante e Alessandro Recchiuti. Quest’ultimo, però, vuole fare chiarezza in merito all’accaduto.
«Se qualcuno pensa di strumentalizzare il mio ingresso in consiglio comunale», precisa Recchiuti, «fa un errore clamoroso. Io sono entrato in consiglio come faccio sempre e, mentre entravo, stavano chiamando Marini, e nessuno mi ha avvertito che i consiglieri Pavone e Di Marco volessero far mancare il numero legale, né tantomeno all’ingresso nessuno mi ha rappresentato la situazione in corso. E poi nemmeno si poteva immaginare di voler rinviare un consiglio i cui punti all’ordine del giorno erano quasi tutti proposti da noi della minoranza. Se questa strumentalizzazione poi si vuole fare lo stesso», conclude Recchiuti, «vuol dire che l’obiettivo non è la maggioranza ma forse sono io». (l.v.)
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