Pazienti truffati, indagato un medico

12 Luglio 2019

Gastroenterologo in servizio in ospedale accusato di aver fatto pagare tariffe più alte per esami mai svolti, in 55 lo accusano 

TERAMO. È una inchiesta che riguarda il singolo professionista e che nulla ha a che fare con l’eccellenza di uno dei reparti fiore all’occhiello dell’Asl teramana. Sotto accusa è finito G.M., medico in servizio nel reparto di gastroscopia ed endoscopia digestiva dell’ospedale Mazzini accusato di aver truffato 55 pazienti (tutti ascoltati dalla Finanza) facendo pagare loro tariffe più alte di quelle previste dalla Asl elencando sulla ricevuta codici di esami che non sarebbero mai stati eseguiti. Per lui il pm Andrea De Feis ha chiesto il processo al termine di una complessa indagine delegata al nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza. Le ipotesi contestate sono quelle di abuso d’ufficio, truffa aggravata e falsità ideologica.
Secondo le accuse, che ora dovranno essere provate nel corso di un eventuale dibattimento qualora il gup accolga la richiesta di rinvio a giudizio, il medico avrebbe agito nella sua veste di professionista autorizzato dalla Asl all’attività intramoenia, l’attività libero professionale all’interno dell’ospedale per cui una parte del ticket pagato va all’azienda sanitaria e una parte al medico. Per la Procura il professionista sarebbe stato iscritto ad un portale web di prenotazioni mediche on-line tramite il quale sarebbero state veicolate le richieste di prestazioni sanitarie, visite o esami specialistiche, poi eseguite dallo stesso. Il tutto, sostiene la Finanza delegata alle indagini, applicando un tariffario differente e più oneroso rispetto a quello autorizzato dalla Asl. Il meccanismo, così come è stato ricostruito dagli investigatori, prevedeva che per la prenotazione il paziente non passasse attraverso il Cup della Asl ma si rivolgesse solo al numero telefonico trovato sul portale on-line. Una volta prenotata la visita gli veniva detto di raggiungere direttamente il medico senza prima passare alle casse della Asl. Solo successivamente, a conclusione della prestazione, il paziente arrivava alla cassa esibendo il certificato con dei codici rilasciato dal medico. Codici, hanno accertato i finanzieri, che prevedevano il pagamento di esami che non sarebbero stati eseguiti. Nell’inchiesta, insieme al medico, è finito anche il titolare di una società operante in Abruzzo che gestisce il portale di prenotazioni mediche on-line. I fatti contestati riguardano un periodo compreso tra il 2015 e il 2017 e l’indagine della Procura è scattata dopo una segnalazione della Asl. Nel corso degli accertamenti, inoltre, la Finanza ha acquisito, sempre nel periodo dal 2015 al 2017, i prospetti mensili relativi alle timbrature. Il successivo esame dei dati, sempre secondo l’accusa, avrebbe consentito di stabilire che in numerose occasioni il medico avrebbe effettuato visite o esami in regime di libera professione risultando però in servizio ordinario in ospedale.
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