Pd commissariato L’ira di Manola contro i vertici Dem

Post al vetriolo della Di Pasquale: «Decisione immotivata Buttato via il patrimonio di chi ha sfidato il centrodestra»
TERAMO. Resta arroventato il clima nel Pd. Nonostante l’ecumenismo delle dichiarazioni dei vertici nel partito nel giorno del commissariamento dell’Unione comunale, la tensione creata dalla designazione del capogruppo regionale Sandro Mariani, chiamato da lunedì a guidare i dem teramani fino al congresso del prossimo autunno, è tutt’altro che scemata.
Ne è inequivocabile testimonianza lo sfogo affidato da Manola Di Pasquale alla sua pagina Facebook. L’ex candidata sindaco, ora presidente dell’istituto zooprofilattico, definisce immotivata la decisione presa dalla dirigenza regionale e provinciale del partito che, indicando Mariani come commissario, ha inteso colmare il vuoto lasciato dalle recenti dimissioni del segretario comunale Maurizio Angelotti con un atto considerato una forzatura. Nella sostanza Manola Di Pasquale non aggiunge nulla di nuovo a quanto lei e altri esponenti del Pd teramano vicini al governatore Luciano D’Alfonso avevano evidenziato nelle settimane scorse ritenendo irrituale e illegittimo il commissariamento. Il posto dell’ex candidata sindaco, però, acuisce un confitto interno che le parole concilianti di Mariani e dei segretari regionale e provinciale Marco Rapino e Gabriele Minosse nelle ultime ore avevano teso a nascondere o quanto meno a sopire.
Altro che chiarimento con il gruppo “Per il Pd” di cui, oltre a Manola Di Pasquale fanno parte l’assessore regionale Dino Pepe e il consigliere Luciano Monticelli: nelle parole della presidente dell’istituto zooprofilattico torna ad affiorare l’amarezza per una decisione imposta “senza discussione né condivisione. Minosse e Rapino, a detta della dirigente teramana del Pd, hanno ripagato con un provvedimento quanto meno ingeneroso se no addirittura offensivo l’impegno di chi tre anni fa ha affrontato con coraggio una durissima campagna elettorale contro un centrodestra blindato. «Pochi hanno voluto metterci la faccia e candidarsi a sindaco o nelle liste del Partito democratico». osserva Manola Di Pasquale, «alcuni lo hanno fatto nella convinzione che era necessario affrontare la competizione elettorale nell’interesse della città, dei nostri iscritti ed elettori: lo abbiamo fatto con grande impegno, convinzione ed entusiasmo, e anche con tanto affetto e rispetto verso il partito e la città».
Con il commissariamento, dunque, i vertici dem hanno deciso di «buttare via un patrimonio di professionalità e di progettualità; di buttare via tutti i tesserati che sino ad oggi ci hanno messo la faccia».
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