Pd, lo tsunami post-voto travolge le candidature per le regionali

Crollano le certezze sulla lista dopo lo strappo di D’Alonzo e dei consiglieri uscenti Mariani e Monticelli Pepe respinge l’accusa di tradimento e contrattacca: «Mossa creativa autosospendersi da se stessi»
TERAMO. Lo tsunami politico nel Pd scatenato dall’inattesa sconfitta nell’elezione del presidente della Provincia travolge le poche certezze che in casa Dem affioravano alla vigilia del voto. Prima fra tutte quella sulle candidature per le regionali. Se nelle ore successive al pateracchio elettorale il segretario provinciale Gabriele Minosse confermava la linea di confermare i tre uscenti dall’Emiciclo, lo strappo consumato giovedì al Caffè San Matteo da un blocco consistente del partito rimette in discussione scelte ormai assodate.
All’autosospeso Giuseppe D’Alonzo, sindaco di Crognaleto battuto dal suo omologo di Notaresco Diego Di Bonaventura schierato dal centrodestra per la presidenza della Provincia, si sono affiancati i consiglieri regionali Luciano Monticelli e Sandro Mariani, che tra l’altro è anche il commissario comunale Dem. Da loro è partita la denuncia di tradimento elettorale rivolta a frange del Pd che fanno capo all’assessore regionale Dino Pepe e all’ex deputato Tommaso Ginoble, dalle quali sarebbe difesa la sconfitta di dieci giorni fa. D’Alonzo ha annunciato la nascita a breve di un «nuovo contenitore politico» d’ispirazione civica, sul modello di quello che ha sostenuto Gianguido D’Alberto nella campagna vittoriosa per il Comune di Teramo, che si prepara per le regionali e nel quale dunque confluirebbero anche Mariani e Monticelli. Il Pd, insomma, si ritroverebbe scompaginata una lista che era quasi fatta, da ricostruire completamente e con il solo Pepe tra i reduci della legislatura ormai agli sgoccioli. Di «riposizionamenti in vista delle elezioni regionali» parla proprio l’assessore nel valutare l’offensiva dei frondisti. Definisce paradossale il fatto «che chi ha avuto un ruolo preminente nella gestione del partito provinciale oggi faccia la morale a chi, su quella gestione, ha avuto da sempre un ruolo critico e di opposizione». Pepe rivendica l’azione di contrasto alla dirigenza attuale dei Dem, ricordando anche l’ultima battaglia congressuale condotta al fianco di Manola Di Pasquale, che giovedì era nella sala della fronda, e l’ex presidente della Provincia, nonché segretario regionale Renzo Di Sabatino, che per ora tace. «Mi fa male dover ribadire il mio impegno totale verso l’amico D’Alonzo perché chi mi conosce sa benissimo che non sarei mai in grado di fare azioni che possano ledere i principi ed i valori che caratterizzano il mio impegno politico e ancor di più che non sarei mai in grado di tradire gli amici che con me hanno fatto un percorso politico basato sul massimo e totale rispetto», puntualizza l’assessore ex sindaco di Torano, «in questa competizione provinciale è mancata la capacità di coinvolgere, come invece accadde con l'elezione di Di Sabatino, il “mondo civico” che ha deciso di spostarsi verso Di Bonaventura: è su questo che va fatta un’analisi politica più approfondita perché anche la partita regionale si giocherà su questa capacità di attrazione fuori dai confini strutturati del partito». Troppo spesso, invece, il Pd teramano a detta di Pepe spreca energie per la difesa dal “fuoco acomico”, «verso strategie notturne con l’effetto di dare l’idea ai cittadini di uno stato confusionale perenne e di una litigiosità continua».
Chi ha gestito male la «casa comune» Dem, insiste l’assessore, «deve avere il coraggio della responsabilità» per rimettere tutti i tasselli al loro posto recuperando leatà e generosità. Pepe non dubita della correttezza dei «nostri sindaci» tenuta anche nel voto provinciale. «Il Pd ha le sue regole, i suoi organismi di garanzia e il suo statuto», osserva, «e laddove si dovessero riscontrare comportamenti irrispettosi e irregolari, come è stato fatto in passato, si può procedere ad espulsioni o commissariamenti». Lui continuerà a impegnarsi per la condivisione delle scelte, auspica che Di Sabatino incassi la candidatura di Giovanni Legnini alla presidenza della Regione, ma chiude con una stoccata ai frondisti: «L'autosospensione da se stessi la vedo una procedura originale e creativa».
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