Pd, scaduto il tempo per le primarie

Dirigenza alle strette su due soluzioni: appoggio diretto a Cavallari o corsa solitaria con un candidato sindaco giovane
TERAMO. Non c’è più tempo per le primarie. Tra le diverse soluzioni che ancora movimentano le strategie del Pd in vista del voto per il Comune fissato al 10 giugno, quella di una consultazione preventiva della base per la scelta del candidato sindaco è ormai archiviata. Salvo ripensamenti temerari, che nel caso dei Dem non si possono mai escludere, l’idea delle primarie evocata a più riprese richiamandosi anche allo statuto del partito risulta non più praticabile. A meno di un mese dalla presentazione delle liste sarebbe un’impresa titanica allestire una competizione interna o di colazione, semmai ce ne sarà una che annoveri il Pd tra i suoi componenti, che abbia il crisma dell’autorevolezza. Il tempo non basta più, insomma, e l’impatto dell’iniziativa rischierebbe di compromettere la credibilità del partito.
Con un numero di concorrenti ridotto all’osso, considerato che degli esterni solo Giovanni Cavallari ha dato la propria disponibilità alla consultazione preliminare, e una probabile esigua affluenza ai seggi le primarie produrrebbero un effetto devastante per i Dem, evidenziandone le fragilità a ridosso della fase cruciale della campagna elettorale. Per questo la dirigenza, che dopo l’assemblea di lunedì conclusa a notte fonda sta valutando gli scenari possibili, resta orientata su due opzioni. La prima, quella maggioritaria, vedrebbe l’appoggio diretto a Cavallari che sabato mattina ufficializzerà comunque la candidatura e avrebbe il sostegno dell’ex deputato Tommaso Ginoble. Lui si sarebbe dimostrato più aperto e disponibile rispetto a Gianguido D’Alberto a cui è addebitata l’alleanza con gruppi apertamente ostili nei confronti del Pd. Una forzatura in questo senso, però, esporrebbe il partito a una lacerazione insanabile. Nonostante la presenza di elementi fortemente critici verso il Pd, l’ala minoritaria del partito preferirebbe in ogni caso sostenere D’Alberto piuttosto che Cavallari e in caso d’intesa definitiva con quest’ultimo potrebbe defilarsi se non addirittura disconoscere la presa di posizione ufficiale.
Di fronte al pericolo concreto di una spaccatura che ridurrebbe la forza elettorale dei Dem, già intaccata dalle due candidature d’area in campo, la soluzione migliore sarebbe quella di presentarsi da soli alle elezioni. Le speranze di vittoria risultano nulle perché il Pd non riuscirebbe a competere con gli avversari, in particolare il centrodestra e il Movimento 5 stelle, nemmeno per un ipotetico ballottaggio. In compenso, però, l’integrità del partito non verrebbe ulteriormente compromessa e la corsa in solitaria potrebbe servire a gettare le basi per il futuro. In questo caso la guida del partito nella prossima tornata elettorale andrebbe affidata a un giovane candidato sindaco. I nomi con il profilo giusto non mancano. A cominciare da quello del presidente del Bim Moreno Fieni di cui nei giorni scorsi si era parlato come possibile concorrente nelle primarie per conto del partito. Oltre a lui ci sarebbero Stefania Di Padova, avvocato impegnata nel comitato di quartiere di Santa Maria a Bitetto, e Alessia Cognitti, anche lei avvocato che fa parte del consiglio di amministrazione di Ruzzo Reti. Tra i potenziali candidati rientrerebbe un altro giovane legale teramano, Massimo Speca. La linea del rinnovamento di una corsa di sacrificio che prepari un futuro migliore non contempla il coinvolgimento diretto di Renzo Di Sabatino, figura istituzionale di alto profilo da non esporre a una sconfitta insensata.
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