Pd teramano a rischio scissione ma per ora tutti con Renzi

Il segretario provinciale Minosse: «Fa paura alla minoranza perché la gente sta ancora con lui» Di Pasquale: «Bando ai personalismi». Di Sabatino: «Serve una politica forte, il Governo è fermo»
TERAMO. I vertici del Pd teramano vedono il rischio di scissione ma restano per la maggior parte schierati con Matteo Renzi. Dopo la direzione nazionale e in vista di assemblea e congresso che daranno un nuovo assetto al partito, dirigenti ed esponenti di spicco locali analizzano il momento e valutano le possibili ricadute teramane causate da nuovi scenari politici.
«Il rischio di scissione c'è e forse sarà inevitabile», spiega il segretario provinciale Gabriele Minosse, «Renzi fa paura anche ad alcuni dentro il partito perché la gente sta ancora con lui». Il riferimento chiaro è alla minoranza dem che, secondo il dirigente, ha cambiato idea in corso d'opera. «Prima ha invocato il congresso», osserva, «e adesso temporeggia, sollecitando altri passaggi, ma non possiamo restare senza segreteria per mesi e aspettare che il partito si logori». Per Minosse, dunque, il congresso va celebrato subito. «Prevarrà chi ha più voti», conclude, «e gli altri dovranno rispettare questo esito: non si può pretendere di vincere prescindendo dal risultato».
Secondo il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino «il confronto è sempre ben accetto, ma le ipotesi di scissione non interessano per nulla alla gente». La sua idea sul futuro prossimo è chiara. «Occorre una politica forte per dare forza a un governo capace di rispondere alle esigenze», spiega, «quel che è successo dopo il referendum è sotto gli occhi di tutti: siamo tornati al passato, con un governo fermo». Di Sabatino non ha perso la fiducia nella spinta innovatrice di Renzi. «Ma deve cambiare registro, l'uomo solo al comando non esiste», conclude, «il Pd deve ritrovare le sue radici».
Manola Di Pasquale resta convinta sostenitrice di un partito a vocazione maggioritaria, capace di vincere governare da solo. «Il Pd è nato con questa impostazione», sottolinea, «se cambia pelle, dovrà riflettere sul futuro». Molto, secondo lei, dipenderà dalla legge elettorale da cui potrebbe dipendere anche la possibile scissione. «Col ritorno al proporzionale», afferma, «riaffiorerà la logica dei partitini che condizioneranno le scelte e renderanno più difficile l'adozione di provvedimenti rapidi per il Paese». La fase congressuale, a detta di Di Pasquale, deve servire a definire scenari programmatici e non a «coltivare i personalismi che sembrano condizionare il dibattito».
Il recupero dell'identità del Pd è fondamentale anche per Gianguido D'Alberto, capogruppo in Comune. «Se non si parlerò di questo», avverte, «il congresso per l'ennesima volta sarà concentrato sulla personalizzazione del confronto». Questo rischio, a detta del consigliere, va evitato per non riproporre gli errori del recente passato:«Un partito personale è un ossimoro, così come è sbagliato spostare l'asse del Pd verso alleanze diverse da quelle che non rientrino nell'alveo del centrosinistra».
Gennaro Della Monica
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