Peculato, 6 mesi di sospensione all’impiegato sotto inchiesta

Camera di commercio, la commissione di disciplina dimezza anche lo stipendio a Luciano Antonini È accusato di aver intascato in cinque anni 86mila euro pagati dagli utenti per le visure camerali
TERAMO. Sei mesi di sospensione e stipendio dimezzato. E’ questa la sanzione disciplinare per Luciano Antonini, addetto allo sportello visure della Camera di commercio di Teramo. L’impiegato cinquantenne per cinque anni avrebbe incassato parte dei soldi pagati dagli utenti per ottenere le visure camerali: complessivamente 86mila euro finiti nelle sue tasche invece che nelle casse dell’ente di via Savini. L’impiegato è accusato di peculato: il pm Andrea De Feis più di un mese fa ha firmato l'avviso di conclusione delle indagini.
Subito dopo Ferragosto la Camera di commercio ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente, che in realtà è in malattia da più di quattro mesi. Si è riunita la commissione disciplina, composta dal vicesegretario generale Salvatore Florimbi, dalla dirigente Anna Ferri e dal funzionario Stefano Ricci, che ha inflitto la sospensione di 6 mesi con riduzione dello stipendio al 50%. Il provvedimento disciplinare è stato da poco notificato ad Antonini, che ora, se vorrà, potrà essere sentito dalla commissione discliplina o potrà presentare una propria memoria difensiva. Certo è che se le accuse saranno confermate in fase processuale il dipendente potrebbe essere licenziato. Al contrario, Antonini potrebbe chiedere i danni e la differenza decurtata dallo stipendio, se verrà assolto.
L'indagine della procura è scattata dopo la segnalazione fatta dagli stessi vertici degli uffici di via Savini che, dopo aver constatato delle irregolarità, si sono rivolti all'autorità giudiziaria. E gli accertamenti delegati dal pm sono scattati immediatamente rivelando ben presto un sistema che, sostiene l'accusa, andava avanti dal 2011.
Secondo la ricostruzione degli investigatori il dipendente quasi quotidianamente si appropriava di somme di denaro versate quali diritti di accesso degli utenti che chiedevano una visura camerale, ovvero il documento che fornisce informazioni su qualunque impresa iscritta al registro tenuto da tutte le Camere di commercio. Secondo la procura per cercare di coprire gli ammanchi l'uomo usava questo stratagemma: faceva figurare le somme ricevute di cui si appropriava il risultato di erronee richieste e quindi, a chiusura di cassa, annullava le visure di cui aveva incassato i soldi. Secondo i calcoli dell'autorità giudiziaria nel 2011 si sarebbe impossessato complessivamente di 28mila euro, nel 2012 di quasi 33mila euro, nel 2013 di 10mila euro, nel 2014 di quasi ottomila euro, nel 2015 di 6mila euro e nel gennaio-febbraio di quest'anno di 770 euro. Il tutto incassando di volta in volta piccole somme quotidiane visto che i diritti di accesso per una visura variano da 4 a 13 euro. (a.f.)
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