Per due anni solo silenzio tra Simone e la madre

17 Dicembre 2019

Giulianova, il processo per la pittrice uccisa: in aula l’analisi dei tabulati telefonici  Le uniche chiamate del figlio alla Rapposelli risalirebbero a dopo la scomparsa

TERAMO. Nei due anni precedenti alla scomparsa di Renata Rapposelli il figlio Simone non cercò mai di contattarla. Ma dopo la denuncia di scomparsa della donna telefonò più volte al numero della madre, che risultava spento.
È quanto emerso ieri mattina in udienza nel corso del processo per l’omicidio della pittrice che vede imputati l’ex marito Giuseppe Santoleri e il figlio Simone, difesi dagli avvocati Alessandro Angelozzi, Gianluca Reitano e Gianluca Carradori. Sul banco dei testimoni, ancora una volta, il maresciallo del nucleo investigativo dei carabinieri di Ancona Antonio Saracino, la cui audizione, iniziata nella scorsa udienza, è terminata ieri. Nel corso della sua deposizione il militare ha relazionato sulle celle agganciate il 9 ottobre 2017 dal cellulare della donna, il giorno in cui è partita da Ancona per andare a Giulianova dall’ex marito e dal figlio, per poi evidenziare, sempre in relazione all’esame dei tabulati telefonici e rispondendo alle domande di pm, presidente della corte d’assise e avvocati, come in tutto il periodo analizzato, ovvero i due anni precedenti alla scomparsa, non fossero stati registrati contatti tra l’utenza telefonica di Simone e quella della madre.
Simone, dunque, non avrebbe mai provato a contattare la donna, mentre Renata Rapposelli avrebbe provato a chiamare il figlio, senza avere risposta, in un paio di occasioni. Tra queste il 28 agosto 2017, quando avrebbe inviato al figlio un messaggio sul telefono per parlare della questione degli arretrati relativi all’assegno di mantenimento da parte dell’ex marito, e il 7 ottobre, dopo aver saputo dal marito che Simone aveva problemi di salute. «In tutto il periodo preso in esame», ha detto in aula il maresciallo, «non ci sono stati contatti tra Simone e Renata. Gli unici contatti risalgono a dopo la denuncia di scomparsa con numerosi tentativi di telefonate da parte di Simone verso il telefono della madre che risultava spento». Contatti che invece, in quegli stessi due anni, anche se sporadici ci sarebbero stati tra la donna e Giuseppe con diverse conversazioni telefoniche. Dopo l’audizione del maresciallo il processo è stato rinviato alla prossima udienza, quando saranno ascoltati come testi alcuni carabinieri del nucleo investigativo di Teramo che hanno partecipato alle indagini.
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