«Per il teatro romano ci vuole un commissario»

Teramo nostra e coordinamento dei quartieri vogliono l’intervento del ministero «Il Comune rischia di perdere i finanziamenti». D’Alberto: «Situazione grottesca»
TERAMO. Per il recupero del teatro romano deve intervenire un commissario ad acta. Ne sono convinti l’associazione Teramo nostra e il coordinamento dei comitati di quartiere, secondo cui il Comune rischia di perdere i finanziamenti pubblici dell’opera.
«C’è una stridente analogia nelle vicende dei due teatri teramani», aggiunge Gianguido D’Alberto, capogruppo in Comune di “Insieme possiamo”, che vede un legame tra l’intervento per il riutilizzo del monumento romano e le turbolenze gestionali del cineteatro. Secondo lui entrambe le situazioni «evidenziano, simbolicamente e concretamente, il fallimento di questa amministrazione nella politica culturale e nella valorizzazione dei punti di riferimento su cui far ruotare quest’ultima». La stroncatura è senza appello. «L’ambiguità dell’amministrazione su queste vicende non è più tollerabile e va fatta chiarezza perché si tratta di temi fondamentali su cui far muovere il rilancio della città», attacca D’Alberto, «che oggi, oltre alla drammatica emergenza derivante dagli eventi sismici, deve affrontare la improrogabile sfida della sua rivitalizzazione, passando per le enormi potenzialità che giacciono inattuate».
Il consigliere definisce incresciosa la situazione gestionale del cineteatro, con il conflitto tra Acs e Riccitelli per la prossima stagione di prosa innescato dalla «scelta incomprensibile di delegare in toto la cultura a terzi, dimostrando la desolante assenza di una politica culturale e di una strategia che faccia del Comune il punto di riferimento per associazioni, artisti e cittadini». A detta di D’Alberto poi «la questione del recupero pieno e funzionale del teatro romano sta assumendo contorni grotteschi e quasi offensivi nei confronti dei cittadini che da decenni ormai attendono e combattono per il buon esito dell’opera». L’intervento resta in una fase di stallo, secondo il capogruppo di “Insieme possiamo”, nonostante «gli imbarazzanti e sfacciati annunci del sindaco». Non c’è un progetto e non è stato firmato il contratto con i tecnici incaricati di redigerlo. E’ inevitabile dunque, sempre stando a quanto afferma D’Alberto, che l’amministrazione sia incappata nell’ennesima figuraccia.
«Su sollecitazione di Teramo nostra il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni, investita del problema nel corso della sua recente visita a Teramo», rivela D’Alberto, «ha risposto comunicando desolatamente che al Ministero… “non esiste alcun progetto che permetta l’avvio dell’iter per il recupero del Teatro romano”, esponendo con ciò a rischio anche i finanziamenti da erogare”. L’inerzia dell’amministrazione, dunque, è tale da richiedere la nomina di un commissario ad acta. La sollecitano Teramo nostra e il coordinamento dei comitati di quartiere in una nota inviata al ministero che, insieme a Fondazione Tercas e Regione, finanzia l’intervento. Nel documento si specifica che «risulterebbe approvato solo uno studio di fattibilità dell’opera, così come confermato solo da ultimo dall’amministrazione comunale a seguito dell’interessamento del difensore civico regionale a cui si è dovuti ricorrere per l’ottenimento di diversi atti pubblici». Il rischio è di perdere i finanziamenti disponibili per l’opera e così, il presidente del coordinamento dei quartieri Giuliano Lucenti nella nota auspica «che la procedura d’intervento finalizzata al recupero del teatro romano venga gestita direttamente da codesto ministero mediante un commissario ad acta per porre fine a questa penosa farsa a cui i cittadini teramani sono costretti ad assistere da oramai tantissimi anni».
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