Permesso di soggiorno per crescere il figlio

Il tribunale per i minorenni accoglie l’istanza di due cinesi irregolari: «Prevale l’interesse del piccolo»
TERAMO. Nel Paese delle polemiche mai sopite sullo ius soli e di una questione immigrazione che continua ad essere scandita solo da tragedie, questa storia racconta altro. Di un bambino nato un anno fa nel Teramano e dei suoi genitori cinesi – che dal 2017 vivono da clandestini– a cui i giudici hanno concesso un permesso di soggiorno temporaneo per, hanno scritto nel decreto, «garantire il superiore interesse dei minori». Così ha stabilito il tribunale per i minorenni dell'Aquila che ha accolto l'istanza presentata dall’avvocato Luca Macci riconoscendo ai due genitori il particolare permesso straordinario di tre anni previsto dall’articolo 31 del decreto legge 286. Perché i giudici si trovano davanti persone in carne e ossa, non gli stereotipi con cui ragiona la politica. «L’orientamento di gran parte della giurisprudenza di merito», si legge nel decreto del tribunale (presidente relatore il giudice Italo Radoccia), «prevede la concessione dell’autorizzazione alla permanenza a tutela dell’equilibrio psico-fisico del minore, se questi si sia ormai adattato all’ambiente, o perché abbia intessuto relazioni con quello sociale nel corso della frequentazione degli istituti educativi, o perché la complessiva situazione del nucleo familiare è serena, disponendo di un alloggio adeguato e di risorse economiche sufficienti ed avendo sviluppato un rapporto di pacifica convivenza nella comunità locale come verificato dall’indagine del servizio sociale. Esigenze di parità di trattamento tra situazioni simili impongono pertanto l’adesione alla soluzione da ultimo prospettata». Tre anni in cui i genitori avranno il tempo di trovare un lavoro e quindi trasformare il permesso di soggiorno. Un pronunciamento, quello del tribunale per i minorenni, che si richiama a un orientamento di merito ancorato a recenti pronunce di legittimità con una precisa giurisprudenza. Perché le norme hanno anche una funzione comunicativa: fanno parte del discorso pubblico su come una società considera se stessa e le proprie relazioni. E nello specchio deformante dell'Italia di oggi è una boccata d'ossigeno vedere come quelle buone funzionino. (d.p.)

