Perse 324 imprese in provincia nei primi tre mesi dell’anno

19 Aprile 2020

I dati della Camera di commercio: il maggior numero di cancellazioni riguarda le ditte individuali Male anche il settore dell’artigianato che si colloca agli ultimi posti nella graduatoria nazionale

TERAMO . Più morti che nascite. L’andamento demografico delle imprese registrato dalla Camera di commercio indica, nel primo trimestre dell’anno, un saldo nettamente negativo per la provincia di Teramo. Il cedimento, attestato allo 0,71 per cento, supera tra l’altro sia il dato medio nazionale, fissato a -0,50 per cento, che quello regionale, pari a -0,54 per cento. La provincia di Teramo, dunque, chiude il primo scorcio dell’anno con la peggior performance in Abruzzo.
A influenzare il risultato è stata soprattutto l’evoluzione delle ditte individuali che hanno fatto segnare un saldo negativo di 232 attività, seguite dalle società di persone che nel computo trimestrale sono in calo di 55 aziende. In controtendenza si sono mosse le società di capitale, con una crescita di 37 imprese che solo in parte però è riuscita a compensare le perdite delle altre categorie. Non va meglio nel comparto artigianale che, ricorda la Camera di commercio, in provincia di Teramo ha un indice di presenza tra i più alti in Italia. Nel primo trimestre 2020 le iscrizioni di nuove attività artigiane sono state 136, a fronte di 274 cessazioni, Ne deriva un saldo negativo 138 imprese che si traduce in un dato di crescita pari a -1,79% relegando Teramo tra le ultime province a livello nazionale. L’analisi della dinamica imprenditoriale nel primo trimestre dell’anno è comunque condizionata dall’elaborazione dei dati. Si basa infatti su cifre, raccolte da Infocamere tramite il registro delle imprese delle Camere di commercio italiane, che calcolano a gennaio le cessazioni in effetti riferite agli ultimi giorni dell’annualità precedente. Di conseguenza il saldo del trimestre successivo è tradizionalmente caratterizzato dal segno meno. La tendenza quest’anno, però, è più preoccupante del solito perché non misura gli effetti più profondi dell’emergenza coronavirus.
«Il quadro che scaturisce dall’analisi dei dati evidenzia una reale difficoltà, soprattutto della nostra provincia, al mantenimento dello stock di imprese attive sul territorio», spiega il presidente della camera di commercio Gloriano Lanciotti, «e desta ancora maggiore preoccupazione alla luce di quanto sta accadendo dalla prima settimana di marzo ad oggi, che porta a pensare che tale andamento possa aggravarsi ulteriormente nel corso dei prossimi trimestri». La crisi economica agganciata all’emergenza sanitaria renderà il saldo ulteriormente negativo. «L’impegno delle istituzioni deve essere orientato a individuare idonei strumenti di sostegno finanziario», conclude Lanciotti, «opportune strategie di rilancio e promozione delle filiere fondamentali dell’economia locale».
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