«Perseguitato, ma non volevo uccidere»

L’ex tabaccaio che ha sparato al consigliere Giansante risponde al giudice: «Io vittima di stalking sociale e deriso da tutti»
TERAMO. Quaranta minuti di faccia a faccia con il giudice per dire che non voleva uccidere ma solo spaventare, che è vittima di «stalking sociale», che è un perseguitato dalla politica e dai vicini di casa. Ma anche per chiedere, tra le lacrime, di essere aiutato «perché non mi sento bene e voglio parlare con qualcuno che mi possa dare una mano».
Per il 56enne Alberto Garzarelli il primo epilogo giudiziario si consuma in una stanza del carcere di Castrogno dove ieri mattina si è svolta l’udienza di convalida davanti al giudice Marco Procaccini.
Il 56enne ex tabaccaio di Nereto, che mercoledì ha sparato un colpo di pistola contro il consigliere comunale e provinciale Luciano Giansante ferendolo di striscio e poi si è barricato in casa dopo aver minacciato di darsi fuoco, è accusato di tentato omicidio, resistenza a pubblico ufficiale, detenzione abusiva di armi e lesioni (Giansante ha avuto una prognosi di sette giorni). Davanti al giudice e al suo avvocato Luca Macci (inizialmente nominato come difensore d’ufficio e poi difensore di fiducia), Garzarelli ha detto di avere un debito di oltre 200mila euro con l’Agenzia delle entrate, di aver chiesto aiuto ma di non aver ottenuto risposte, di aver avuto in passato degli scontri verbali con il consigliere che è un suo vicino di casa e di aver presentato un esposto nei suoi confronti. «Tutti mi deridono», ha detto, «e di questo mi sono stufato». Mercoledì era al bar quando ha visto Giansante la prima volta. «Sono tornato a casa e qui mi sono accorto di non aver pagato la consumazione», ha detto, «allora sono uscito con i soldi e la pistola e sono tornato al bar. Con la pistola volevo solo spaventare, non volevo uccidere e il colpo è partito accidentalmente. E allora sono scappato». Ha confermato, così come aveva detto nell’immediatezza dei fatti, di aver acquistato la pistola vera al mercato clandestino. L’avvocato Macci non si è opposto alla convalida del provvedimento e ha chiesto la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari riservandosi in futuro la richiesta di una perizia psichiatrica sul suo assistito. Nelle prossime ore la decisione del magistrato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

