Pezzopane boccia Castrogno: è inumano

25 Aprile 2019

Visita della deputata Pd nel carcere insieme al radicale Di Nanna. Interrogazione urgente al ministro Bonafede

TERAMO. «Ho visitato parecchie carceri, ma condizioni così degradanti come quelle del carcere teramano non le ho mai viste».
Stefania Pezzopane, deputata del Pd, non fa sconti dopo quanto ha visto durante una visita alla casa di pena circondariale di Castrogno, avvenuta il 12 aprile. La parlamentare è stata chiamata in causa dall’avvocato radicale Vincenzo Di Nanna, a cui 75 detenuti della sezione “alta sicurezza” avevano segnalato parecchie inadeguatezze della struttura che rendono particolarmente penosa la detenzione.
E dal sopralluogo è emersa la presentazione di una interrogazione al ministro della Giustizia su quella lettera-denuncia scritta dai carcerati il 3 settembre del 2018 che sarebbe caduta nel nulla. Lettera inviata al magistrato di sorveglianza di Pescara e, per conoscenza, al comandante del carcere, al Provveditorato Lazio Abruzzo, al Dipartimento centrale di polizia penitenziaria, al tribunale di sorveglianza de L’Aquila e al Garante nazionale dei detenuti. «In base a quanto rappresentato, il sovraffollamento del carcere sarebbe tale che lo spazio calpestabile e disponibile al vivere quotidiano», scrive Pezzopane al ministro Alfonso Bonafede, «sarebbe di 6,06 metri quadri circa, inoltre si ravvisa una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali». Pezzopane continua segnalando che i «detenuti denunciano la mancanza di acqua calda, un dato che, ad avviso dell’interrogante, pregiudica in modo inaccettabile quanto evidente la salute psicofisica del detenuto». L’onorevole parla poi di disagi prodotti da allagamenti, dall’illuminazione insufficiente, dalle limitazioni dei colloqui visivi e della mancanza della possibilità di svolgere un lavoro dignitoso.
Insomma condizioni di carcerazione definite da Pezzopane «inumane e degradanti» confermate, in sede giurisidizionale dal tribunale civile dell’Aquila che ha accertato «in relazione ad analoghe fattispecie di carcerazione sofferta all’interno del carcere di Teramo, la violazione dell’articolo 3 della Cedu e quindi il riconosciuto diritto al risarcimento previsto all’articolo 35 ter dell’ordinamento penitenziario, con condanna altresì del ministero della Giustizia al pagamento delle spese di giudizio».
Un aspetto, questo, sottolineato da Di Nanna: «Se dovesse perdurare questa situazione si potrebbe incorrere in un danno erariale. Si consideri che ogni giorno di detenzione illegale corrisponde a 8 euro che vanno moltiplicati per i circa 430 detenuti di Castrogno. In un anno lo Stato sarebbe costretto a rimborsare un milione 225.600 euro. Quindi alla violazione di diritti fondamentali si aggiunge il danno all’erario».
Stefania Pezzopane d’altronde conferma che le condizioni di vita nel carcere di Castrogno sono particolarmente dure: «lì sono al di là del bene e del male, non si può rimanere ad occhi chiusi. I detenuti devono pagare un prezzo con la società ma non possono vivere in condizioni assurde e inopportune. Ho chiesto di vedere un materasso: se ci va la Asl fa chiudere il carcere». Fra le tante magagne la deputata segnala anche la difficoltà di telefonare agli avvocati: c’è una sola ore per contattare l’esterno per tutti i 430 detenuti. In una struttura che potrebbe contenerne poco più della metà, peraltro.
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