Piattaforma per i rifiuti Riappaiono 1,7 milioni

13 Marzo 2016

I fondi evaporati due anni fa tornano disponibili, riprende quota il progetto per trattare l’indifferenziato. Ma il Comune deve regolare i rapporti col Mote

TERAMO. Torna in pista il progetto per la piattaforma di trattamento dei rifiuti indifferenziati. L'idea di realizzare un impianto sul modello Vedelago, di cui si è parlato molto in passato, ormai non ha più spazio. La tecnologia a cui fa riferimento, infatti, è considerata non più attuale, ma i fondi regionali per realizzare un progetto simile nell'area del Mote, il consorzio che raggruppa i Comuni interni della provincia, sono inaspettatamente riapparsi.

Si tratta di 1,7 milioni di euro stanziati a suo tempo dalla giunta guidata dal governatore Gianni Chiodi e che il suo successore alla guida dell'amministrazione cittadina Maurizio Brucchi destinò al progetto "Vedelago". Quest'ultimo prendeva il nome dalla località trevigiana in cui era in funzione l'impianto che trasformava l'indifferenziato in granuli da utilizzare per la produzione di materiali plastici e il sindaco pensò di affidarne la progettazione e la realizzazione al Mote, di cui Teramo era Comune capofila. Nel passaggio di consegne tra Chiodi e D'Alfonso (2014) al vertice della Regione il finanziamento è evaporato e contestualmente il "modello Vedelago" ha perso il fascino iniziale. L'amministrazione avrebbe voluto comunque promuovere l'attivazione di una piattaforma di tipo A per il trattamento dell'indifferenziato ma, oltre a non avere più certezza delle risorse regionali disponibili, è stata costretta ad avviare le procedure di uscita dal Mote perché nuove disposizioni di legge le impediscono di essere contemporaneamente socia del consorzio e della Team che fornisce servizi nel settore della gestione dei rifiuti. La dismissione della quota consortile dovrebbe essere ratificata dal Comune nell'assemblea prevista a fine mese.

Nelle ultime ore c'è stato il classico colpo di scena. Il sottosegretario alla presidenza della Regione Mario Mazzocca ha scritto a Brucchi e al presidente del Mote Ermanno Ruscitti per comunicare che gli 1,7 milioni di euro sono tornati disponibili. La somma era stata congelata dal ministero delle Finanze che proprio in questi giorni l'ha rimessa in circolo. Il progetto può riprendere così la marcia interrotta due anni fa, quando era stato già individuata la zona in cui realizzarlo: i capannoni dismessi della Cappa nel nucleo industriale di Sant'Atto.

Ora, però, il problema è come regolare i rapporti tra Comune e Mote. «Il discorso si riapre», osserva Brucchi, «ma dobbiamo avviare un ragionamento che non sia limitato a questo intervento o al consorzio». Il sindaco, infatti, ritiene che la riapparizione del finanziamento possa stimolare una programmazione provinciale che «garantisca autosufficienza al territorio superando i particolarismi».

Gennaro Della Monica

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