Piazza piena per applaudire Di Battista

Di fronte a mille persone il deputato 5 Stelle attacca D’Alfonso: «Rispetti il mandato in Regione, non lo vogliamo a Roma»
TERAMO. Esce dal suo camper griffato Movimento 5 stelle, proprio di fianco al palco, e si offre direttamente alla folla. Ad aspettare Alessandro Di Battista in piazza Martiri ci sono un migliaio di persone. Non è la folla oceanica che cinque anni fa accolse il leader Beppe Grillo, ma il colpo d’occhio risulta comunque d’impatto. Ricorda i comizi d’altri tempi, quando i politici della prima Repubblica non ancora mediatici e lontani anni luce dai social, ingaggiavano duelli verbali a distanza proprio sotto il campanile del duomo. Lo stile del “Dibba”, però, non ha nulla a che vedere con la retorica della politica del passato. Il suo più che un comizio è un colloquio con la piazza.
«Zitti tutti», esordisce stoppando i primi applausi e commenti che si levano dalla folla, «questo non è un dibattito, parlo solo io: mi voglio sfogare, ne ho tutto il diritto». Poi però dialoga con chi è più vicino al palco. «Ho votato Veltroni, scusami», dice rivolgendosi a chi si professa ex elettore deluso del centrosinistra. Dalla folla gli arriva anche una caciotta. «È pecorino abruzzese», ripete al microfono l’indicazione fornita dalla giovane donna che gli appena consegnato il formaggio, «sono tangenti enogastronomiche, queste le prendo tutte». I prodotti tipici, l’ambiente, la cultura e il turismo secondo lui sono «il vero petrolio abruzzese» e non quello che si vorrebbe estrarre dalle trivellazioni in Adriatico. «Qui si scia in montagna guardando il mare», scandisce, «devono venire dall’estero a studiare come si fa qua il formaggio». Di Battista arringa il popolo radunato in piazza. «Dobbiamo uscire dal torpore», afferma, «votate chi vi pare, ma prima verificate quali sono i finanziatori della sua campagna». Nel legame perverso tra soldi e politica si annida il male del parlamento. «Lì dentro sono tutti collusi con il sistema dei finanziamenti», insiste il deputato uscente. Il Movimento 5 stelle, invece, si autofinanzia con le donazioni dei sostenitori e questo lo rende libero. «La politica professionista ci ha rovinato», avverte e lancia strali al «fuggiasco» governatore Luciano D’Alfonso in corsa per il Senato con il Pd. «Non si vergogna a fuggire prima della scadenza del suo mandato?», attacca Di Battista, «voi siete contenti perché ve lo levate dai coglioni, ma noi a Roma non ce lo vogliamo». Gli applausi scrosciano e il parlamentare che ha scelto di non ricandidarsi spara bordate contro Berlusconi e Renzi, denunciando l’assenza di contenuti in una campagna elettorale di «gossip e polemiche» contro il Movimento per i rimborsi non versati da alcuni sui colleghi. «Raccolgo le problematiche della gente per strada, negli autogrill», conclude, «e quando vedo piazze come questa sono ottimista».
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