Picchia in strada la compagna: «Non devi parlare con nessuno»

L’uomo è finito agli arresti domiciliari, è accusato anche di averla rapinata di cellulare e borsa La donna non ha presentato denuncia, scatta il Codice Rosso per il reato di maltrattamenti
ROSETO. È un’altra dolente cronaca giudiziaria a raccontare l’ennesimo caso di donne picchiate e maltrattate, di quelli che ormai scivolano nelle aule di giustizia come nella matrice di un ciclostile: drammaticamente uguali. A volte con particolari sempre più violenti a fare la differenza. Come in questo caso avvenuto nella tarda serata di domenica a Roseto: una donna presa a botte dal compagno prima dentro casa e poi per strada con l’uomo che l’ha rapinata della borsa e del telefono cellulare «perché non devi parlare con nessuno». Per l’uomo, un cittadino albanese da tempo residente in Italia, sono scattati gli arresti domiciliari e nella mattinata di ieri è comparso davanti al giudice Marco D’Antoni per la convalida. La donna non ha presentato denuncia per i maltrattamenti. A chiamare i soccorsi sono stati alcuni passanti che hanno assistito all’aggressione. In poco tempo sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno fatto subito scattare le procedure immediate previste dal Codice Rosso, a tutela delle donne e di chi subisce violenze, atti persecutori e maltrattamenti. Norme stringenti, quelle del Codice Rosso, che non attenuano l’emergenza della violenza di genere visti i numeri che restano sempre molto alti. I fascicoli che ogni giorno approdano nelle aule di giustizia sono sempre di più e per capire quale possa essere la portata del fenomeno basta il ruolo di un’udienza penale: su dieci procedimenti più della metà riguarda maltrattamenti. L’ultimo caso è quello di un 40enne residente a Teramo rinviato a giudizio dal gup Roberto Veneziano per aver picchiato la compagna davanti ai due figli piccoli. «Maltrattava quotidianamente la moglie con violenze psicologiche e fisiche anche davanti ai figli minori», si legge nel capo d'imputazione, «minacciandola, offendendola, percuotendola in più occasioni». E ancora: «La minacciava di morte e la offendeva con frasi del tipo «anche tu un giorno farai la stessa fine» riferendosi alle donne uccise dai mariti e la offendeva ripetutamente sia a casa che quando uscivano fuori e in presenza di altre persone».(d.p.)
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