Picchia la convivente incinta e le punta un coltello alla gola

Teramano di 40 anni a processo dopo la denuncia della donna, botte anche davanti ai figli piccoli La minaccia alla compagna: «Ti ammazzo, ti strozzo, ti apro il torace e mi mangio il tuo cuore»
TERAMO. Ci sono i particolari diversi a declinare storie che si ripetono drammaticamente uguali. Nell’Italia dei femminicidi (in aumento nonostante le recenti normative di contrasto), botte e maltrattamenti continuano a scandire le udienze nei tribunali. Piccoli o grandi.
Di ieri la notizia di un teramano rinviato a giudizio perché accusato di aver picchiato la convivente incinta davanti agli altri due figli piccoli, di averle puntato un coltello alla gola dicendole: «Ti ammazzo, ti strozzo, ti apro il torace e mi mangio il cuore». L’uomo, che in questo momento è in carcere in esecuzione di una misura chiesta ed ottenuta proprio per i maltrattamenti, è stato rinviato a giudizio dal gup Marco Procaccini per maltrattamenti, lesioni personali e violenza sessuale. I fatti, secondo la ricostruzione della Procura (pm titolare del fascicolo Enrica Medori), sarebbero iniziati nel 2001 e si sarebbero protratti fino a poco tempo fa, prima dell’arresto dell’uomo. In più occasioni, sostiene l’accusa, il 40enne avrebbe picchiato la donna rompendole anche il setto nasale. Botte, insulti e minacce davanti ai bimbi piccoli. In un caso anche quando era incinta arrivando a romperle un dito. E non solo. Così, infatti, si legge nel capo d’imputazione: «Sottoponeva la convivente a una continua pressione psicologica con l’attuazione di forme ossessive di gelosia impedendole di uscire di casa se non accompagnata da lui, impedendole addirittura di recarsi a trovare la propria famiglia di origine». Le indagini sono scattate dopo la denuncia della donna che agli investigatori ha raccontato di aver sopportato e subìto in silenzio perché convinta «di poter salvare la famiglia». La cronaca insegna che non è così.
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