Picchia la moglie e la trascina sull’asfalto

Silvi, una donna racconta in tribunale i maltrattamenti subiti davanti alla figlia piccola. Lui è accusato anche di lesioni
SILVI. Racconta in un’aula di tribunale il prima e il dopo della sua vita. Il dopo è quello di un processo per maltrattamenti con l’ex marito accusato di averla minacciata e picchiata. Con lui che brucia le foto del loro matrimonio e la trascina per strada davanti alla figlia piccola che guarda dalla macchina. Perchè è un’altra storia di presunta violenza domestica quella che una giovane donna declina davanti al giudice monocratico Franco Tetto in un alternarsi di ricordi e lacrime, di accuse e date. «Perchè io fino alla fine ho cercato di non denunciarlo», dice, «perchè ero innamorata, è il padre di mia figlia, ho sempre sperato e creduto che potesse essere un momento, che il sereno potesse tornare nella nostra famiglia».
Ma così non avviene. Perchè, racconta la donna che si è costituita parte civile (assistita dall’avvocato Antonino Orsatti), lui diventa sempre più aggressivo e violento. «Gli insulti sono all’ordine del giorno», dice, «ma ben presto arrivano gli schiaffi, i calci, gli scatti d’ira improvvisi che lasciano sempre pesanti conseguenze».
Come quella volta che sono in macchina insieme alla loro bambina. «Avevo dei sospetti sul fatto che avesse un’altra», dice, «e così gli ho chiesto di farmi vedere i tabulati del suo telefono cellulare. Prima mi ha dato degli schiaffi, poi ha fermato la macchina e mi ha fatto scendere fuori dall’auto. Sulla schiena mi ha trascinata per molti metri. Sono riuscita a liberarmi e sono risalita in macchina solo per il bene di mia figlia che nel frattempo aveva visto tutto e non la smetteva più di piangere». E poi ancora, racconta la mamma, di tutte le volte che, anche dopo la separazione, entrava in casa quando voleva con la scusa di vedere la figlia ed erano minacce e botte. «Più volte gli ho chiesto di restituire le chiavi ma non lo ha mai fatto», racconta, «fino a quando io non ho fatto cambiare la serratura». E non si è rivolta ai carabinieri per raccontare e chiedere aiuto. Più volte in aula lo stesso giudice le chiede il perchè non abbia denunciato subito e lei ha sempre la stessa risposta: «A quell’uomo io ho voluto bene, non avrei mai voluto fargli del male». L’ex marito, oltre che di maltrattamenti e lesioni, è accusato anche di appropriazione indebita per non averle restituito la macchina e la moto. Quella che lei, precisa in risposta ad una domanda del magistrato, guidava da molto tempo prima che lui entrasse nella sua vita. Si torna in aula nel mese di ottobre.
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